Crisi e Covid, innovazione sostenibile per l'agricoltura Med

Riccaboni (Prima), finanziati 83 progetti per 110 milioni euro

Redazione ANSA IL CAIRO

(ANSA) - IL CAIRO, 25 MAG - La necessità che gli operatori del settore agroalimentare dei Paesi del Mediterraneo "introducano forme di innovazione tecnologica, organizzativa e sociale nelle loro attività, dalla produzione alla distribuzione", è stata sottolineata da Angelo Riccaboni, professore ordinario del Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici dell'Università di Siena e presidente della fondazione "Prima" ("Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area").
    Rispondendo a domande di ANSAmed, Riccaboni ha ricordato di aver evidenziato questa necessità in un webinar organizzato questo mese da Ismaa, l'Istituto Mediterraneo per l'Asia e l'Africa, nell'ambito di un ciclo di videoconferenze dedicati al tema "Italia e Mediterraneo nella crisi globale: come rilanciare partnership e cooperazione ai tempi di Covid19".
    "Solo con l'innovazione potremo avere sistemi agroalimentari capaci di rispondere alle esigenze nutrizionali di tutti i cittadini, rispettare l'ambiente e gli animali, salvaguardare la salute delle persone", ha aggiunto Riccaboni sintetizzando l'intervento fatto al webinar cui ha partecipato fra gli altri la viceministro degli Affari Esteri Marina Sereni.
    "Proprio sul tema dell'innovazione per sistemi agroalimentari più sostenibili e salubri verte il Programma Euro-Mediterraneo di ricerca e innovazione 'Prima', cui partecipano i governi di 19 Paesi dell'Area e la Commissione Europea, finanziandone in maniera paritetica il budget di 500 milioni su sette anni", ha ricordato il docente.
    "In due anni il programma ha già finanziato 83 progetti con oltre 110 milioni di investimento e 700 unità di ricerca e innovazione di tutti i Paesi Med", ha aggiunto.
    "La crisi in atto pone il Mediterraneo ancora di più al centro dell'attenzione come area a rischio, dove gli effetti ormai devastanti del cambiamento climatico si uniscono alle conseguenze della pandemia, già gravi e dall'esito ancora non prevedibile", ha premesso il docente.
    "In tale contesto, i sistemi agroalimentari dovranno fornire il contributo più importante e agire come principale volano del cambiamento lungo tutta la filiera di riferimento: dalla produzione al consumo", ha aggiunto.
    "Da questa crisi è stata tratta la lezione che il tema della sicurezza alimentare riguarda tutti e che esso va affrontato con filiere aperte, evitando atteggiamenti protezionistici, più 'corte', anche in collaborazione con i Paesi del Mediterraneo, capaci di sfruttare le opportunità digitali", ha affermato Riccaboni sempre riassumendo il proprio intervento al webinar dal titolo "Mediterraneo: Sviluppo Sostenibile e Covid19", organizzato da Ismaa, di cui è presidente Maurizio Barnaba.(ANSAmed). (ANSA).
   

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