Moda

La moda è senza frontiere, l'eleganza è contaminazione

Sulle passerelle di Milano messaggio forte contro le barriere, vince nomadismo sartoriale

Missoni - Runway - Milan Fashion Week S/S 18/19 © ANSA

In un mondo che chiude i porti e sigilla le frontiere, la moda viaggia su binari diversi, celebrando il bisogno di nutrirsi di stili e culture differenti, come già accade ogni giorno. Se si chiede a un bambino milanese da dove vengano i suoi compagni di scuola, quel bambino risponderà che sono milanesi, come lui. Per la moda vale lo stesso: il nomadismo non è una velleità radical-chic, ma una realtà di fatto.
    E così lo si ritrova ovunque, dichiarato o sottotraccia: ne fa una bandiera, da sempre e con orgoglio, Stella Jean; è un'ispirazione che accompagna tutta la storia di Roberto Cavalli; è un tocco di colore per Agnona; un sogno per Philosophy; ha il sapore di un vecchio film per Cividini; si concretizza in una passerella di uomini e donne di età ed etnie differenti da Ferragamo; si sublima da Missoni in un intreccio di tessuti che è un crocevia di mondi.
    Il discorso più radicale lo fa la stilista italo-haitiana Stella Jean, che nei sette minuti di una sfilata ricorda i sette giri che gli schiavi erano costretti a fare intorno all'albero dell'oblio, per dimenticare la loro vita precedente.
    Per preparare la sua nuova collezione, ha ripercorso la via del cotone e dello schiavismo, attraversando la porta del non ritorno che parte dal Benin e arriva al Brasile. Lei dal Benin ha preso il cotone biologico delle stoffe rigate e tessute a mano dagli artigiani locali e poi tinte in naturale con mango, tè o indaco: "La sostenibilità oggi è di moda - dice la stilista - io l'ho trovata inserita in un contesto centenario". E l'ha fatta incontrare con l'estetica italiana, come è nel suo dna.
    Da Cavalli un viaggio attraverso il Nord Africa ha portato nuove prospettive sull'artigianato, con tutta una serie di perline e paillettes argento a decorare blazer e abiti in maglia. E sempre dall'Africa, quella di Karen Blixen, Cividini ha preso ispirazione per la sua eleganza coloniale. E che dire delle sahariane con bermuda di Les Copains? Anche da Agnona, marchio di lusso rilassato e prezioso, il guardaroba in vicuna è tinto nei toni delle spezie, dal curcuma allo zenzero, con tocchi di rosa marocchino e verde matcha. E l'accessorio cult è la coperta portata come una borsa, e tessuta a san Patrignano.
    "Il sogno di un viaggio" è il tema della collezione Philosophy, che guarda al deserto con gli abiti in lino stampati stile djellaba e i mini caftani con cappuccio in macramè e crepe.
    Da Ferragamo, dove è ospite Julianne Moore, è il cast a raccontare un mondo globale: donne di età ed etnie differenti indossano gonne a fazzoletto e abiti in vitello scamosciato, salopette e bomber con interni in foulard. Per Scervino - collezione che parte dall'archivio e lo aggiorna con spalmature e artigianato hi-tech - parla l'icona di stagione: Angelina Jolie, con la sua famiglia multietnica e il suo bisogno di fare qualcosa per il mondo. Da Missoni gli opposti si fondono in un guardaroba semplice, fatto di vestiti trasparenti, lunghi cardigan, denim lavorato a maglia, pantaloni liquidi, kimono, abbinati con disinvoltura mescolando civiltà diverse in stratificazioni senza confini. Un viaggio o un percorso, raccogliendo piccoli tasselli, che vuole anche essere - per la maison che festeggia 65 anni di storia - un modo spensierato per lanciarsi nel futuro.
   

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