Moda

L'uomo Armani sexy e coraggioso, osa il gilet

Sfilata 'wow' a Palazzo Orsini, tra gli ospiti Samuel L. Jackson

Milan Fashion Week: Spring Summer 2020 Men's collections; Armani © ANSA
  • di Gioia Giudici
  • MILANO
  • 18 giugno 2019
  • 18:15

 Che la sfilata non sia una delle tante lo si capisce da subito, entrando in via Borgonuovo, chiusa al traffico e piena di curiosi, in attesa degli ospiti di Giorgio Armani. E dopo selfie e sorrisi con l'attore di culto Samuel L. Jackson, e le star delle serie tv Richard Madden (il Robb Starck del Trono di Spade) e Alexander Skarsgard (il marito violento di Nicole Kidman in Big Little Lies), ecco la sorpresa: il cortile di palazzo Orsini, sede dell'alta moda della maison, addobbato con oltre 1000 piante in un allestimento costato tre giorni di lavoro che garantisce un ulteriore effetto 'wow' allo show. E poi la collezione: "Abbiamo osato qualcosa" aveva premesso con aria sorniona Giorgio Armani poco prima di mandare in passerella la collezione che porta il suo nome, quella di cui forse più va fiero. "Giorgio Armani è il lusso e in questo - ha detto - abbiamo concorrenti non sempre all'altezza". Muovendosi in un campo così delicato, non è facile apportare variazioni che parlino di qualcosa di nuovo, ma come sempre in casa Armani è tutta questione di equilibrio. E in questa chiave si può osare persino l'impensato: immaginare un uomo "coraggioso e molto sexy", uno che non ha paura ad andare in giro con il gilet portato sulla pelle nuda e i muscoli guizzanti, con i pantaloni morbidi come se fossero una taglia in più, perché in fondo è estate e ci si può concedere qualche cosa in più. Partiamo da qui, dal gilet, per raccontare quest'uomo che - Armani è stato di parola - è "tutt'altro che noioso". Mai sopra le righe, ci mancherebbe altro, però con un coraggio nuovo, che nasce da un'innata eleganza, quella con cui si apre la passerella: un abito color caffè, con il gilet e la camicia azzurra, che richiama subito alla memoria una vecchia foto di Luchino Visconti. Si parte da lì, dal rigore fatto di pulizia di linee e di colori, per andare lontano: i toni sono inequivocabilmente armaniani anche quando non nascono tali, perché vengono filtrati - ha spiegato lui - da una cortina grigia che si interpone tra la luce e i tessuti. E' con questa logica che si arriva alle nuove fantasie, geometriche e di impatto, delle giacche in jacquard di seta con collo alla coreana e delle camicie 'extra', fluide ed oversize, che ondeggiano intorno al corpo. C'è una certa aria orientale nelle nuove giacche, accostate al corpo, con l'allacciatura alla coreana o con il nuovo revers, portate insieme ai pantaloni fluidi, spesso fermati alla caviglia da un polsino come quello delle camicie. E poi i bellissimi completi in tessuti stropicciati, o lievemente cangianti, messi con il solo gilet o anche con la camicia, alternati ad alcune delle proposte donna presentate a Tokyo, in un evento esclusivo come è il palazzo dove è andata in scena stasera la collezione uomo, una tra le più prestigiose dimore nobiliari milanesi. E dire che Armani non era tanto convinto del cambiamento: "Sento dire che sfilare sempre nella stessa sede annoia e pensate - aveva detto prima della sfilata - che ho speso miliardi per il teatro, ma mi dicono che dovevo fare qualcosa di diverso dall'Emporio, trovo ridicolo che il problema sia dove sfilare, ma chi viene da lontano oggi può ammirare uno dei più bei palazzi del Settecento milanese". E l'effetto è tutto riassunto nel lunghissimo applauso degli oltre 300 ospiti, che si sono alzati in piedi alla fine della sfilata, che ha chiuso Milano Moda Uomo

  • di Gioia Giudici
  • MILANO
  • 18 giugno 2019
  • 18:15

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