Figlia di un malato di Alzheimer scrive al ministro Grillo, in ospedale ci lascino vicini

"Era confuso e assente, mi hanno chiesto di uscire. Ma io mi sono piantata vicino a lui"

Redazione ANSA ROMA

 Far si che "il regolamento di ogni ospedale consideri un paziente con demenza come un bimbo, un soggetto che mentre attende le cure sanitarie, in quanto fragile, ha bisogno del supporto di un familiare". È quanto chiede in una lettera indirizzata al ministro della Salute Giulia Grillo e rimbalzata in alcuni gruppi su Facebook una donna, figlia di un uomo di 74 anni affetto da demenza, una patologia simile all'Alzheimer, che ha visto il proprio padre lasciato in barella per quasi 10 ore in un ospedale romano, dove si era recato per alcune possibili avvisaglie che facevano temere un ictus. Con la richiesta da parte dei medici che uscissero sia la moglie, che da sempre lo assiste, sia la figlia, nonostante fosse "confuso e assente, perso, in perenne fuga da casa e da sé". Lasciato solo dopo una Tac in corridoio, con il rischio (evitato) che riuscisse a scendere dalla barella, scalzo, a gambe nude e allontanarsi.

    L'esperienza è stata vissuta dalla famiglia proprio il 21 settembre, la giornata mondiale dell'Alzheimer, e nella lettera si evidenzia come "il sistema sanitario manchi della giusta sensibilità, attenzione professionale e umana nei confronti di queste malattie, verso i malati e le loro famiglie". "Salito sulla barella alle 14, sceso intorno alle 23, nella sala di pronto soccorso, pareva che l'interesse predominante fosse liberarsi di chiunque non fosse un paziente - scrive la figlia - mi sono limitata a piantarmi accanto a mio padre". Il ministero della Salute, tramite la segreteria particolare del ministro, ha risposto informando di aver "interessato gli uffici competenti, al fine di raccogliere dati in merito". Il tema dell'assistenza ai malati di demenza in situazioni di emergenza è tra i punti di una petizione inviata da alcuni cittadini in Senato e assegnata alla Commissione Sanità, in cui si legge che "è sempre piu' necessario ripensare i Pronto Soccorso e i ricoveri ospedalieri con protocolli, procedure e preparazione del personale pensati per i malati di demenza, con il coinvolgimento fondamentale dei familiari". (ANSA).
   

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