Tracciato un 'censimento' batteri in gravi infezioni bocca

Esperto SIdP, si studia legame tra problemi orali e salute corpo

Redazione ANSA ROMA

Tracciato un "censimento pilota" dei batteri più comunemente presenti nelle infezioni gravi della bocca come ascessi e osteomieliti: svolto da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Microbiology Spectrum: "pochi studi di questo tipo sono stati condotti in precedenza - spiegano i ricercatori svedesi - si spera che il nostro lavoro possa fornire una visione più approfondita dell'associazione tra i batteri della bocca e altre malattie".

"Si tratta di uno studio interessante e pubblicato su una rivista con un forte "impact factor", spiega Paolo Ghensi dell'Università di Trento e socio ordinario della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP): l'idea degli autori è che il microbioma orale possa favorire l'esordio o peggiorare il decorso di diverse malattie sistemiche, compresi alcuni tumori, però lo studio è per ora solo una analisi descrittiva", spiega all'ANSA Ghensi; è comunque un ottimo tentativo di fare un censimento dei patogeni orali, anche se solo una parte minoritaria del campione di pazienti soffriva di parodontite, mentre oltre la metà dei partecipanti aveva degli ascessi, precisa Ghensi, clinico parodontologo ed esperto di microbioma orale.

Studi precedenti hanno suggerito dei legami tra la salute del cavo orale e malattie comuni, come il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete e l'Alzheimer. Tuttavia, ci sono stati pochi studi che hanno identificato i batteri presenti nelle regioni orali e maxillo-facciali infette. I ricercatori svedesi hanno analizzato i campioni raccolti tra il 2010 e il 2020 presso il Karolinska University Hospital in Svezia da pazienti con gravi infezioni orali e hanno prodotto una lista dei batteri più comuni. Lo studio è stato condotto utilizzando 1.014 campioni provenienti da altrettanti pazienti, di cui 469 donne e 545 uomini, e un metodo di spettrometria che identifica rapidamente i singoli batteri viventi in un campione, ma che è raramente utilizzato nelle cure dentistiche. "Riportiamo qui, per la prima volta, la composizione microbica delle infezioni batteriche provenienti da campioni raccolti in un periodo di dieci anni nella contea di Stoccolma", afferma Sällberg Chen del Dipartimento di Medicina dentale del Karolinska Institutet. "I risultati mostrano che diverse infezioni batteriche legate a malattie sistemiche sono costantemente presenti e alcune sono addirittura aumentate nell'ultimo decennio a Stoccolma".

Lo studio mostra che i "phyla" (i diversi gruppi) batterici più comuni tra i campioni esaminati erano Firmicutes, Bacteroidetes, Proteobacteria e Actinobacteria, mentre i generi più comuni erano Streptococcus spp, Prevotella spp e Staphylococcus spp. "I nostri risultati forniscono nuove informazioni sulla diversità e sulla prevalenza dei microbi nocivi nelle infezioni orali", afferma Chen. "Questa scoperta non è importante solo per l'odontoiatria, ma ci aiuta anche a capire il ruolo delle infezioni dentali nei pazienti con diverse malattie. Se un determinato batterio infetta e causa danni nella bocca, è molto probabile che possa essere dannoso per i tessuti in altre parti del corpo quando l'infezione si diffonde".

Il gruppo di ricerca ha già dimostrato in precedenti lavori che la presenza di batteri orali nel pancreas riflette la gravità dei tumori pancreatici. "In questo studio - sottolinea Ghensi - si vede che alcuni dei microrganismi che i ricercatori hanno trovato nel loro campione sono stati ritrovati spesso in altri studi indipendenti a livello delle lesioni tumorali, nello specifico nel carcinoma pancreatico. Però - sottolinea Ghensi - è prematuro dire che questi batteri orali siano veramente un fattore di rischio del cancro del pancreas".

 "Il nostro è stato uno studio epidemiologico su un singolo centro e per garantire la validità dei risultati è necessario condurre studi più ampi", afferma Volkan Özenci del Dipartimento di Medicina di Laboratorio del Karolinska Institutet. "Ora speriamo che i dentisti collaborino di più con i laboratori di microbiologia clinica per ottenere una migliore comprensione dei batteri che causano le infezioni dentali, per migliorare la diagnostica e la gestione terapeutica delle infezioni orali".

Lo studio svedese, sottolinea Ghensi, va nella direzione giusta, ma con diversi limiti: innanzitutto il numero di batteri analizzato è ridotto perché i ricercatori hanno utilizzato una tecnica di identificazione poco sensibile, sicuramente meno delle attuali tecniche di metagenomica che, quando lo studio è partito nel 2010, erano ancora troppo costose; infatti il numero di batteri censito è ridotto; tuttavia in futuro la combinazione della loro tecnica con quelle di sequenziamento metagenomico attualmente disponibili potrebbe portare all'identificazione di altre specie".

La direzione è quella giusta, ribadisce Ghensi, bisognerebbe però ripetere uno studio di questo tipo considerando però anche i dati clinici dei pazienti e vedere se si possono veramente fare correlazioni tra microbioma del cavo orale e altre malattie", conclude l'esperto SIdP. 
   

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