Covid, la scienza preoccupata per la corsa ai vaccini

Timori che approvazione a uso in emergenza comprometta i risultati

(di Enrica Battifoglia)

Risultati difficili da valutare sul lungo periodo, così come quelli sulla durata della protezione: il mondo scientifico è preoccupato davanti a una corsa mai vista nel campo della ricerca come quella in corso sul vaccino anti Covid-19. In pochi mesi sono almeno 212 i candidati vaccini messi a punto nel mondo, secondo la lista stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e di questi 48 si stanno sperimentando sull’uomo, 11 dei quali sono arrivati alla terza e ultima fase della sperimentazione.


Il 10 dicembre, scrive la rivista Nature sul suo sito, la Fda prevede di esaminare la richiesta presentata il 20 novembre per il vaccino anti-Covid di Pfizer e BioNTech, mentre Moderna potrebbe presentare la richiesta nei prossimi giorni. L’autorizzazione in emergenza si chiede quando la metà dei partecipanti alla sperimentazione sono stati seguiti per due mesi dopo avere ricevuto l’ultima dose del vaccino.
Era stato chiaro fin dall’inizio della pandemia che molte delle procedure tradizionali sarebbero saltate, così come è sempre stata fuori discussione la garanzia della sicurezza dei risultati. La volata finale è adesso la procedura di Approvazione all’uso in emergenza (Eua) che l’ente americano per il controllo sui farmaci Fda (Food and Drug Administration) si prepara a esaminare il prossimo 10 dicembre. Il timore del mondo scientifico è che questa accelerazione possa compromettere i risultati degli studi clinici in corso.


Perplessità anche in Italia, dove il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, rileva che "sappiamo molto molto poco di questi vaccini che sono in arrivo, rispetto a quelle che sono le fasce" di popolazione che "realmente possono essere protette rispetto alla documentazione che è stata sottomessa agli enti regolatori". I dati relativi alla protezione degli anziani, per esempio, “non sono suffragati dalla possibilità di vedere realmente quale è esattamente la percentuale di protezione". Parla di un “festival di comunicati stampa” sui vaccini il direttore scientifico dell'Istituto Lazzaro Spallanzani, Giuseppe Ippolito, per il quale comunque “al di là dell'enfasi e delle evidenti strategie di marketing dei produttori”, dicono che “la ricerca ha fatto grandi passi avanti, riuscendo ad arrivare in meno di un anno a traguardi impensabili, senza derogare ai principi di sicurezza e senza saltare alcuna fase tra quelle previste dai protocolli internazionali”.


Gran parte della comunità scientifica teme però che l’Approvazione all’uso in emergenza dei vaccini anti Covid possa ripercuotersi negativamente sulla qualità dei dati. Un vero e proprio dilemma che nasce dall’esigenza di avere il vaccino rapidamente e con tutte le garanzie di sicurezza ed efficacia. La preoccupazione deriva dal fatto che, una volta ottenuta l’approvazione di un vaccino, le aziende produttrici sono chiamate a vaccinare tutti i partecipanti che hanno avuto il placebo. La preoccupazione del mondo scientifico, osserva Nature, è che se le persone vaccinate diventano troppo numerose, le aziende potrebbero non avere dati sufficienti per stabilire i risultati a lungo termine, come quelli relativi alla sicurezza, alla durata della protezione e alla verifica se il vaccino previene l'infezione o solo l’insorgere della malattia.

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