Tre furgoni e un'antenna per 'avvicinare' i continenti

La sfida dei satelliti per migliorare telefono e Tv

Redazione ANSA

Tre furgoni e un'antenna dispersi tra coltivazioni di patate e barbabietole nella piana del Fucino, in Abruzzo: è iniziata così la sfida dei 'pionieri' della Telespazio, che nel 1962 installarono in tempi record la prima stazione terrestre italiana per le telecomunicazioni satellitari, con l'obiettivo di avvicinare le due sponde dell'Atlantico migliorando le comunicazioni telefoniche e rendendo possibili le dirette televisive intercontinentali.
''Occuparsi di spazio e di satelliti in quegli anni era una sfida completamente nuova'', ricorda Giuseppe Quaglione, ingegnere elettrotecnico già vicedirettore e responsabile scientifico di Telespazio, presso cui inizio' a lavorare nel marzo del '62. ''Il settore delle telecomunicazione in Italia era molto forte, forse più di quanto non lo sia ora, e il nostro Paese era tra i primi al mondo ad attrezzarsi nell'ambito delle telecomunicazioni spaziali con una stazione terrena''.
La prima versione 'mobile' montata su tre furgoni venne proprio installata in Abruzzo, tra le coltivazioni di patate e barbabietole della piana del Fucino. ''All'inizio eravamo entusiasti, ma anche preoccupati perchè non eravamo sicuri che la scelta fosse caduta sul luogo più adatto'', spiega Quaglione. Le frequenze usate dai satelliti, infatti, erano in gran parte condivise con i ponti radio terrestri: il pericolo di interferenze elettromagnetiche era quindi concreto. ''Calcoli e misure in situ ci confermarono pero' che i monti che circondano la piana erano uno schermo molto efficace''.
Gli obiettivi dei primi pionieri della Telespazio erano molto ambiziosi. ''Innanzitutto volevamo migliorare le comunicazioni telefoniche intercontinentali - spiega Quaglione - perchè i circuiti telefonici portati dai cavi sottomarini avevano una capacità molto limitata: basti pensare che per fare una telefonata negli Stati Uniti bisognava prenotarla con giorni d'anticipo. Poi volevamo infrangere il tabù delle dirette televisive intercontinentali, fino ad allora impossibili: per vedere un evento avvenuto negli Usa si doveva aspettare l'arrivo della registrazione su nastro''. Dopo anni di duro lavoro e di continui contatti con la Nasa, la sfida venne vinta, e ''divenne anche un'importante occasione per esportare il 'made in Italy': addirittura - conclude - gli Stati Uniti acquistarono alcuni apparecchi fabbricati in Italia che utilizzammo noi in quegli anni''.

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