Campeggi e lidi, via libera ai lavori

P.Chigi dà il via. Operatori: "indicazioni tardive e lacunose"

di Silvia Lambertucci ROMA

L'unica certezza è il no al plexigas in spiaggia, ripetuto come un mantra da Bibbione alla costiera campana. Se mai quest'anno gli italiani riusciranno a vedere il mare, sostengono a gran voce gli operatori balneari, non sarà da lidi organizzati in tanti cubicoli di plastica. E lo scontento nei confronti del governo, monta. Anche il via libera ai lavori di ripristino e manutenzione per spiagge e campeggi arrivato oggi con una precisazione della presidenza del Consiglio e rilanciato dalla sottosegretaria al turismo Lorenza Bonaccorsi, non sembra sortire il risultato sperato. "Una precisazione tardiva e incompleta", denuncia all'ANSA il presidente del sindacato italiano balneari (Sib) Antonio Capacchione, "tardiva perché arrivata dopo che diverse regioni sono state costrette ad intervenire, ma anche incompleta perché manca ogni riferimento alle attività di allestimento delle spiagge". E come il napoletano Capacchione la pensa il ligure Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Confindustria :"E' vero - commenta al telefono con L'ANSA - queste poche righe di precisazione del governo autorizzano la manutenzione, ma l'allestimento delle spiagge è un'altra cosa e di questo nella precisazione della presidenza del consiglio non si parla. Eppure è fondamentale, perché per preparare uno stabilimento all'arrivo dei bagnanti ci vuole tempo, almeno 1 mese e mezzo se non due di lavori, siamo già in gran ritardo". Tant'è, il ringraziamento, dice Licordari, per ora va alle regioni, almeno ad alcune, in primis la Liguria e la Puglia, "che sono intervenute con norme ad hoc per aiutare la partenza dei lavori. Il governo, invece almeno fino ad oggi non ci ha ascoltati". Insieme alla rabbia, lo sconforto: "E' dal 3 di marzo che scrivo al ministero del turismo per chiedere un incontro - racconta Licordari - la risposta mi è arrivata proprio oggi, 17 aprile: una mail che ha del paradossale, dove mi dicono che terranno in considerazione le nostre esigenze. Ma quali, se non ci hanno ancora dato modo di spiegare nulla?". Marco Maurelli, direttore di Federbalneari Italia, cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: "Alcune ordinanze regionali sono da perfezionare almeno in alcuni punti, come quelli che riguardano le installazioni delle strutture stagionali, ma rispetto alla situazione di stallo vissuta fino ad ora , la precisazione del governo è comunque un passo avanti, che consente agli imprenditori di cominciare a lavorare". Sebbene non basti, sottolinea, perché c'è ancora da fare chiarezza e presto, su altri due punti fondamentali: "le misure per la tutela della salute, che secondo il nostro centro studi avranno un costo di circa 360 milioni di euro (circa 12 mila euro per impresa a stagione) ma anche l'estensione della scadenza delle concessioni demaniali al 2033. Vista l'eccezionalità della situazione crediamo che alcuni principi europei vadano derogati e che il governo abbia tutti gli elementi per poterlo fare". Licordari, a sua volta, punta il dito anche sulla task force appena costituita per consigliare il governo sulla fase 2: "Nel nostro paese il turismo vale il 13 per cento del Pil, perché allora tra i 16 saggi non hanno messo il direttore dell'Enit o comunque qualcuno che masticasse la materia?". Quanto a immaginare come organizzare le spiagge tenendo conto delle precauzioni anti epidemia, ognuno cerca di fare come può, "credo si debba tener conto soprattutto del buon senso", dice il presidente di Assobalneari. Che però in un incontro con il governo ci spera ancora: "Basterebbe una convocazione in videoconferenza, ma ci ascoltassero"

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