Filippo de Pisis, La poesia dell'attimo

Per ripercorrere le fasi salienti della sua parabola creativa

Antonio Giovannini FERRARA

 FERRARA - Una rassegna organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea intende restituire al pubblico le opere di Filippo De Pisis, in concomitanza con i lavori di riqualificazione architettonica di Palazzo Massari e la chiusura dei musei ospitati: negli spazi del Padiglione d'Arte Contemporanea, dal 22 dicembre al 2 giugno, è esposto un ricco corpus di opere del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea 'Filippo de Pisis', per ripercorrere le fasi salienti della parabola creativa dell'artista. La mostra - 'La poesia dell'attimo' - presenta tra l'altro una selezione di lettere, cartoline e testi autografi che dagli anni Venti ai '50 De Pisis inviò a un amico fraterno, lo scrittore e critico bolognese Giuseppe Raimondi. Una documentazione privata che offre un contesto inedito alla ricostruzione cronologica della carriera del pittore.
    L'abilità di De Pisis nell'esprimere l'anima della natura, degli oggetti, delle persone, dei luoghi - in primis Ferrara come lontano incanto metafisico - trova fondamento nella letteratura, il mezzo prediletto durante la sua giovinezza per filtrare la realtà circostante. Una modalità espressiva connaturata al suo immaginario che non si esaurisce neppure quando si compie, tra l'apprendistato romano e il trasferimento a Parigi nella primavera del 1925, il passaggio definitivo alla pittura. Esemplare è la 'Natura morta con il martin pescatore' (1925), dove è raffigurato il tema pascoliano del ricordo.
    Mentre nelle atmosfere misteriose e sospese delle Cipolle di Socrate e delle "nature morte marine", realizzate tra il 1927 e il '32, il poeta-pittore riconsidera il personale rapporto con la metafisica di De Chirico, conosciuto a Ferrara nel 1915. Negli anni della maturità, per De Pisis diventa preponderante trascrivere sulla tela le pure emozioni di fronte all'oggetto della rappresentazione. Così le suggestioni figurative catturate tra gli angoli della metropoli francese diventano vedute urbane (La Coupole, 1928) o nature morte di originale concezione (I pesci marci, 1928).
    Nel percorso cronologico si intersecano due sezioni tematiche. La prima ruota attorno alla bellezza efebica, tema trasposto con matite o pennelli sui fogli di un ricco "diario per immagini". Nell'altra è proposto un inedito dialogo tra alcune nature morte di De Pisis e quelle, rare, realizzate da Giovanni Boldini: un simbolico passaggio di testimone tra due generazioni e tra due visioni lontane del fare pittura. L'attività artistica di De Pisis si chiude con le opere risalenti al ricovero nella clinica di Villa Fiorita (La rosa nella bottiglia, 1950; Le pere - Villa Fiorita, 1953), ambiente idealmente suggerito nello spazio chiuso e bianco dell'ultima saletta al piano superiore, per sottolineare la dimensione appartata e malinconica dell'ultimo tratto di vita.
   

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