La storia mirabile della Rocca di Sassocorvaro

Durante occupazione nazista fu riparo segreto capolavori d'arte

di Paolo Petroni SASSOCORVARO (URBINO)

SASSOCORVARO (URBINO) -  Appare subito possente nella sua massa di pietre e mattoni, al centro di un grande spiazzo, all'inizio dello sperone su cui è costruito il paese vecchio di Sassocorvaro tra gli spettacolari colli marchigiani del Montefeltro, questa Rocca castello dalle curiose forme tutte tondeggianti e dalla pianta a immagine di tartaruga, realizzata negli anni attorno al 1475 dal grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini (1439 - 1502), lo stesso del Palazzo Ducale di Urbino, di quello di Urbania e di quello di Gubbio, e con una storia ricca che arriva ancor viva sino agli anni '40, durante la seconda guerra mondiale. Voluta da Federico da Montefeltro, questi la concesse da subito a suo fratello, grande umanista e astrologo, suo consigliere e sostituto durante le sue assenze per missioni e campagne militari, Ottaviano degli Ubaldini della Carda. Capolavoro dell'architettura militare dell'epoca, fu costruito tutto torrioni e mura tondeggianti, quindi resistente per la forza della forma ad arco e sfuggente più di un muro piatto ai colpi delle nuovi armi, bombarda e columbrina in primis, antenati del cannone. La prova della sua particolare solidità si ebbe quando subì solo una bella scheggiatura, ancor oggi visibile, da un colpo durante un bombardamento alleato nell'ultima guerra. Possente all'esterno, appare diverso l'interno e sorprendente per le sue sembianze di elegante palazzo a cominciare dal bel cortile centrale rinascimentale, come desiderato dal duca Ottaviano, che voleva farne anche la propria abitazione, a forma di tartaruga perché l'animale è uno dei simboli principali dell'alchimia, col suo significato di saggezza, di lentezza, e nell'assommare gli opposti, dalla resistenza alla morbidezza, mentre le due parti sopra e sotto della sua corazza ne fanno il simbolo dell'uomo posto fra Cielo e Terra. Non ultimata durante la signoria di Ottaviano, la rocca fu terminata dalla famiglia Doria di Genova alla quale i Duchi avevano concesso, a partire dal 1511, la contea di Sassocorvaro che conserveranno sino al 1662 quando passò allo Stato Pontificio. Dopo essere stata usata da varie famiglie nobili, dal 1706 l'intera struttura fu concessa ad un sassocorvarese, monsignor Giovanni Cristoforo Battelli, Arcivescovo d'Amasia, Bibliotecario e Cameriere segreto di Papa Clemente XI Albani. A questi si deve il restauro della rocca, che comprese la messa appunto di una cappella e del piccolo studiolo che ancora oggi custodisce la scansia lignea e libri dell'epoca. La fortezza, passata dopo l'Unità d'Italia al comune di Sassocorvaro, riserva un'altra sorpresa: modificata internamente, dove ospitò sino agli anni '60 la scuola elementare, vide nascere all'interno del salone di rappresentanza il teatro comunale, raffinato ambiente intitolato a Goldoni, il cui ritratto è in un tondo sopra il sipario, e decorato a fine Ottocento dal pittore sassocorvarese Enrico Mancini (1867-1917) seguendo uno stile di chiara impronta neoclassica, ma con elementi tipicamente decò. La notorietà della Rocca oggi si deve poi al fatto che durante la Seconda guerra mondiale la fortezza fu destinata a custodire oltre 10.000 capolavori d'arte provenienti dai musei della zona che va da Venezia a Ascoli Piceno, (tra cui la Tempesta del Giorgione, la Città ideale e molte altre opere di artisti, da Piero della Francesca a Raffaello, da Lorenzo Lotto a Paolo Uccello, da Tiziano a Mantegna) che furono nascoste sin dalla vigilia della dichiarazione di guerra dal Sovrintendente alle belle arti delle Marche Pasquale Rotondi, per evitare che subissero danni e poi anche, dopo il 15 aprile '43, che potessero venir trafugate dai nazisti o distrutte dai bombardamenti alleati. Rotondi volle continuasse comunque in quegli anni a funzionare da scuola elementare per i bambini del paese, per non destare sospetti sul suo eccezionale contenuto. Per questo motivo oggi la Rocca è detta anche l'Arca dell'arte e conserva testimonianze di quell'incredibile impresa, che aumentano il fascino di una visita, per la quale provate a chiedere in paese se è disponibile il prof. Silvano Tuberi, che con la sua passione e cultura ve la renderà unica. Bella infine la vista sulla valle del fiume Foglia e sul lago artificiale di Mercatale dai punti panoramici del paese di Sassocorvaro, dove chi si ama o cerca l'anima gemella farà bene a far visita ai resti di San Valentino conservati nell'Oratorio della Santissima Trinità. San Valentino quello vero dicono molti studi, a confronto con quella di Terni che pare 'apocrifo'. Per chi poi volesse si può pensare a un bel giro per le rocche del Montefeltro: ce ne è per un week end e anche più, partendo dal castello e città di di Urbino (che al suo interno ha la ricchissima Galleria Nazionale delle Marche con opere che vanno da Piero della Francesca a Paolo Uccello, da Tiziano a Raffaello, più il capolavoro di intarsi dello studiolo del Duca), per passare da quella spettacolare di San Leo, a picco su uno sperone roccioso, a quelle di Monte Cerignone, Sant'Agata Feltria e Urbania, oltre a quella non lontana, in Umbria, di Gubbio.

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