Bucciarelli, i miei scatti per non dimenticare

Per il New York Times prime foto 'da dentro' l'epidemia

Amalia Angotti TORINO

TORINO - Non più fronti di guerra e zone di crisi. L'approccio non cambia, ma in questo momento il focus è sull'Italia, colpita dal dramma Coronavirus. Volti, ricordi, dolore. Fabio Bucciarelli, fotoreporter torinese pluripremiato, classe 1980, è stato il primo a documentare da dentro la sofferenza dei malati, nelle case e negli ospedali, a Bergamo e dintorni, a metà marzo, nei giorni più terribili della pandemia.
    Il suo lavoro prosegue ora in tutta Italia e tra gli scatti più recenti ci sono quelli in Sicilia sul Covid e i migranti.
    Bucciarelli parla del suo lungo reportage al centro dell'epidemia realizzato per il New York Times - le sue foto sono state pubblicate anche dall'Espresso - a Palazzo Madama di Torino, alla mostra World Press Photo da oggi aperta al pubblico. E' uno dei sei italiani sul podio: ha ottenuto il secondo premio nella sezione storie della categoria General News per un servizio realizzato per L'Espresso sulle proteste in Cile.
    "Inizialmente sul Covid c'erano solo spazi vuoti riempiti di mascherine. Mi sono chiesto: perché non ci sono immagini da dentro? Perché non ci sono le persone che soffrono? E' come documentare una guerra senza feriti, profughi o vittime. Così ho puntato il mio sguardo sulla documentazione intima, sono entrato nelle famiglie, nelle case e negli ospedali", racconta all'ANSA Bucciarelli.
    "Ho voluto conoscere da vicino i malati, la loro intimità", spiega il fotografo che dal 2010 racconta i grandi cambiamenti storici avvenuti in Africa e in Medio Oriente. "Ho condiviso le mie idee e il mio interesse con la Croce Rossa Italiana, che mi ha permesso di entrare nelle case, ho indossato le stesse divise dei medici e degli infermieri. Ci sono tanti aspetti di questo reportage di cui mi piace parlare: come si entra in intimità per fare alcuni tipi di immagini in un certo contesto e in un tempo determinato, come si fa ad avere i permessi di liberatoria per pubblicare le immagini..
    Bucciarelli sottolinea l'importanza del lavoro fatto per documentare da dentro l'epidemia. "Il Covid ha costretto fotografi e giornalisti a cambiare il modo di lavorare, Innanzitutto a livello logistico. A me non era mai successo di restare per tanti mesi consecutivi qui in Italia, sono abituato a muovermi, a viaggiare in giro per il mondo. Ma credo sia doveroso per un fotografo italiano documentare quanto accade, aiutare a creare una memoria storica". (ANSA).
   

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