Teatro Piccinni di Bari, nel cantiere evento tra musica e storia

Nel 1854 Maria Teresa d'Asburgo negò suo nome per luogo mondano

di Paola Loforgia BARI

BARI - Avrebbe dovuto essere dedicato a Maria Teresa d'Asburgo-Teschen moglie di Ferdinando II, re delle due Sicilie, ma all'ultimo la sovrana non volle che il suo nome fosse associato ad "un logo mondano". Così il primo teatro di Bari, inaugurato il 4 ottobre del 1854, fu dedicato dalla città al suo più illustre musicista, Niccolò Piccini, uno dei maestri dell'opera buffa napoletana. Seconda città meridionale continentale ad avere un teatro, dopo il San Carlo di Napoli, Bari rispondeva così alla richiesta dei suoi cittadini (all'epoca erano 30.000) appassionati di musica che richiedevano un luogo adeguato per l'arte. Il Piccinni fu unico spazio dell'arte a Bari fino alla costruzione del più grande e fastoso teatro Petruzzelli ai primi del '900. Ora, a restauro quasi ultimato, dopo quasi otto anni dalla chiusura, con i suoi velluti, gli stucchi dorati e il fastoso palco reale, il teatro ha riaperto le sue porte per una visita guidata che fino al 6 gennaio consentirà ad oltre 5.000 persone che si sono prenotate di vedere l' avanzamento dei lavori.
Il restauro, suddiviso in tre lotti e finanziato nel corso degli anni con fondi europei, regionali e del ministero, sarà concluso in un paio di mesi prima della riapertura prevista per la prossima primavera. Per la prima volta il sipario si aprì sulle note del Poliuto di Gaetano Donizetti. "Quella sera il teatro dava un così soave bagliore in tutta la sala gremita di spettatori sfoggiatamente vistiti, che ti pareva un luogo incantato, un palazzo di fate. Qui veramente non sai qual cosa debba innanzi ammirare, se la bella curva della sala, o l'ampiezza o l'eleganza, o la ricchezza", scriveva il contemporaneo Giulio Petroni. La sala del teatro è a ferro di cavallo, con quattro file di palchi, il palco reale e il loggione e ha una capienza di 775 posti. Per la sua realizzazione furono impiegati esperti pittori ed artigiani napoletani. Il velario fu dipinto dal pittore napoletano Luigi De Luise. Vi è raffigurato l'Olimpo con Apollo sul cavallo di Pegaso e le Muse. Nel 1878 re Umberto I e la Regina Margherita assistettero dal palco reale alla Traviata di Verdi, mentre nel marzo 1891 venne rappresentata la Cavalleria Rusticana cui assistette il compositore Pietro Mascagni. In quella occasione ci fu una sollevazione popolare per l'insufficiente capienza del teatro e quei tumulti spinsero definitivamente l'amministrazione comunale ad accogliere la proposta di costruzione un nuovo e più grande teatro cittadino, quello che sarebbe stato il teatro Petruzzelli. "L'attenzione e la passione dei cittadini che sono entrati oggi in teatro - ha detto il sindaco Antonio Decaro - ci fa ben sperare per il futuro. Abbiamo aperto il teatro dopo il completamento del restauro, ora mancano solo i lavori impiantistici e poi lo riapriamo alla città con la prosa". "Si completa così - ha aggiunto - il miglio dei teatri: con il Piccinni, il Margherita che in questi giorni ha avuto 50.000 presenze con la mostra su Van Gogh e il Petruzzelli che ha fatto sold out per tutte le repliche di Traviata. Ora - ha concluso - la sfida vera sarà sui contenuti".
 
 

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