Il Futurismo e gli altri, così nacque l'avanguardia

Radici e influenze, a Padova i 5 anni che fecero la rivoluzione

di Luciano Fioramonti PADOVA

(ANSA) - PADOVA, 30 SET -  Il Divisionismo come presupposto indispensabile, con la scomposizione del colore e la predominanza della luce, e poi il richiamo al Simbolismo di fine Ottocento, la relazione difficile con il Cubismo per rivendicare l' autonomia e il primato della scelte, e il rapporto con quanto avveniva nel resto d' Europa e in Russia. Nei suoi primi cinque anni di vita Il Futurismo costruì in questo modo le basi di una rivoluzione destinata a scuotere profondamente la scena facendo piazza pulita della tradizione all'insegna del dinamismo, della modernità e di una visione dell' arte capace di coinvolgere e cambiare ogni aspetto della vita quotidiana. E' dedicata all'analisi di questa fase cruciale la mostra Futurismo. La nascita dell' avanguardia 1010-1915 che la Fondazione Bano propone a Palazzo Zabarella a Padova fino al 26 febbraio, racconto, affidato a più di 120 opere di grandissimo pregio, alcune delle quali mai esposte o presentate di rado provenienti da istituzioni italiane e straniere, galleria e collezioni private.

 

La scelta dei curatori - Fabio Benzi, Francesco Leone e Fernando Mazzocca - segue il filo tematico sviluppato in sezioni che si fermano all'entrata in guerra dell'Italia, a quel 1915 che vide Giacomo Balla e Fortunato Depero, firmare il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell'Universo. A fare la differenza con le innumerevoli esposizioni, alcune molto discutibili, dedicate al movimento di Filippo Tommaso Marinetti è proprio l'esame dei presupposti culturali del Futurismo nel confronto con le tendenze e le avanguardie dell'epoca. "La novità -spiega Benzi all'ANSA- sta anche nell'aver riconsiderato il momento formativo del Futurismo non solo come l'interazione dei cinque pittori che firmano il Manifesto tecnico della Pittura Futurista del 1910. C'era tanto altro intorno che dialogava con il movimento. Questo dà una dimensione molto più effervescente dell'avanguardia, che non era solo Carrà, Boccioni o Balla ma mostrava capacità dialettica e molta voglia di mettersi alla prova". Quei cinque anni che fecero la rivoluzione furono fondamentali anche per l'Europa. "Quello che andavano facendo i futuristi era guardato con grande attenzione da tutti i paesi e ha cambiato molto tutte le avanguardie internazionali. Più degli altri, hanno rinnovato l'intera arte del Novecento".

 

 Al Simbolismo e al Divisionismo è riservata l'apertura dove spicca l'accostamento tra le opere di Gaetano Previati e Umberto Boccioni. Quest'ultimo nel 1911 chiarì che non poteva sussistere pittura senza divisionismo, inteso non come mezzo tecnico ma come "complementarismo congenito", una "visione mentale"' del mondo attraverso gli impulsi interiori, in cui la realtà viene rappresentata come la vede e la "sente" l'artista. Scorrono capolavori di Medardo Rosso e Pellizza da Volpedo di inizio '900 accanto a Balla, Carrà, a un raro notturno di Gino Severini del 1906. Di Boccioni, tra le ben 18 opere selezionate, figurano la celebre scultura 'Forme uniche nella continuità dello spazio'' (1913) che arriva dall'Olanda, e la Testa femminile del 1911, ''gemella'' di quella dipinta in Profumo da Luigi Russolo dell' anno precedente. Tra gli artisti poco conosciuti in Italia, spiccano due grandi tele del belga Jules Schmalzighaug, in patria venerato come un gigante dell'arte. "Il Futurismo degli inizi cerca una palingenesi totale - osserva Francesco Leone - un rinnovamento radicale. L'attualità vera del movimento è stato il suo essere avanguardistico ma non fu capito all' epoca e nemmeno in seguito. L'arte performativa ripresa negli anni Settanta l'hanno inventata loro con le serate futuriste. Le macchine degli anni Cinquanta o i caschetti aerodinamici dei ciclisti di oggi vengono dall'idea di dare concretezza all'impalpabile, a un'opera d'arte che dia conto della complessità del reale".

 

 La narrazione affronta tutti i temi che connotano l'avanguardia, lo Spiritualismo; il Dinamismo con "l' invenzione straordinaria di Boccioni in cui non è la velocità a essere raffigurata ma il suo concetto in cui entrano ricordi e stati d' animo", la Vita Moderna, la simultaneità, il Polimaterismo e la tridimensionalità, le tavole parolibere, la Guerra alla quale seguirà un futurismo diverso. Sironi, Prampolini, Soffici, Depero, Soffici, Sant'Elia… è un susseguirsi di grandi opere che l'allestimento delle sezioni contribuisce ad esaltare. Non è un caso, però, se è proprio Giacomo Balla, divenuto il leader indiscusso, ad aprire e chiudere la mostra, prima con il ritratto divisionista di Roesler Franz (1902) e infine con il tripudio dell'ultima sala, con ben 20 opere a suggellare la ''ricostruzione futurista dell' universo'', tra i disegni per abiti, arredi e mobili, un arazzo, fino al monumentale Genio Futurista del 1925, una sorta di Uomo Vitruviano nuovo e astratto che tenne alto il nome dell' Italia alla mostra di Parigi dove nacque l'Art Déco.  

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