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Rdc: Cgil, in Molise 833 famiglie in più, è emblema crisi

'Strumento da preservare, ma migliorare politiche del lavoro'

(ANSA) - CAMPOBASSO, 26 OTT - Sono 833 le famiglie che, nel 2022, in Molise, hanno richiesto Reddito o Pensione di cittadinanza. Il totale dei nuclei familiari coinvolti dalla misura sale così a 6.184. Ad illustrare i dati sono la Cgil Abruzzo Molise e il Patronato Inca Cgil Abruzzo Molise, secondo i quali "i dati "rispecchiano la situazione di crisi e di difficoltà che sta colpendo principalmente i soggetti più fragili, le cui condizioni sociali ed economiche stanno rapidamente peggiorando".
    Il dato, rileva il sindacato, è in linea con la crescita che si è registrata a livello nazionale: come lo scorso anno, infatti, le famiglie molisane richiedenti sono lo 0,5% del totale nazionale. In Molise, con 4.639 percettori, si registra una forte crescita di domande in provincia di Campobasso (+757), mentre il dato di Isernia rimane stabile a 1.545 (+76).
    Numeri, afferma il sindacato, che rimandano ad una "situazione di disagio sociale, solo parzialmente mitigata da una misura che mediamente vale, per ogni nucleo, 524euro in Molise". Complessivamente le persone che hanno beneficiato del sostegno sono state, nell'anno in corso, 16.726. Ben più ampia la platea dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza, rispetto alla Pensione di Cittadinanza. Beneficia del primo, infatti, il 95% del totale, a conferma che "la mancanza di occupazione che garantisca un reddito dignitoso è la principale causa della povertà". Maggiormente coinvolti dal sostegno sono i nuclei familiari con un solo componente e quelli con quattro componenti di cui almeno un figlio minore".
    "In un momento storico come l'attuale, dove i venti di guerra fanno i sentire i loro echi con bollette sempre più care e nella difficoltà generale di trovare lavoro - affermano il segretario generale Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, e il coordinatore regionale del Patronato Inca, Mirco D'Ignazio - non è quindi immaginabile tagliare una misura che garantisce la sopravvivenza a tanti e tante. È evidente che, ad oggi, così come per gli altri ammortizzatori sociali, a dover essere migliorate sono le politiche attive del lavoro: aiuto e sostegno concreto alla ricerca di un lavoro che consenta un'esistenza dignitosa a chi oggi non ce l'ha. Ben vengano quindi, le politiche formative, di competenza delle singole Regioni e finanziate principalmente dalle risorse del Pnrr, che si stanno mettendo in campo. Ma si faccia di tutto affinché siano davvero funzionali a dare risposte ai bisogni di chi non ha un'occupazione e non si limitino ad essere un 'sostegno' ad enti formativi privati.
    "La Cgil Abruzzo e Molise - conclude il sindacato - continuerà a sostenere queste battaglie di giustizia sociale che da sempre la vedono protagonista nelle piazze regionali e nazionali, a prescindere dal colore dei Governi che si succedono, con l'unico obiettivo di migliorare le condizioni di vita e lavoro di lavoratrici e lavoratori e di pensionate e pensionati, affinché nessuno rimanga indietro". (ANSA).
   

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