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Rosanna Palmiotto: dalla vulvodinia si può guarire con un approccio multidisciplinare

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Dalla vulvodinia si può guarire con un approccio medico personalizzato che  coinvolga un team di  professionisti di diverse discipline. Lo confermano i risultati ottenuti dalla dottoressa Rosanna Palmiotto,  ginecologa con ambulatorio ad Udine. Da anni si occupa di questa patologia femminile molto diffusa, che colpisce circa il 15 % delle donne, la cui definizione viene rivista formalmente dall’International Socyety for the Study of Vulvar Disease ISSVD al congresso mondiale del 2003: “fastidio vulvare, spesso descritto come bruciore, dolore o dispareunia, in assenza di alterazioni visibili di qualche rilievo o di specifici disturbi neurologici clinicamente identificabili, della durata di almeno tre mesi”.

“La vulvodinia ha un’origine multifattoriale, colpisce le donne di tutte le età – spiega la dottoressa Palmiotto – ed è molto invalidante. E’ caratterizzata da un dolore o bruciore spontaneo, oppure che insorge durante o dopo i rapporti sessuali, dalla difficoltà ad avere rapporti sessuali fino all’impossibilità di averne (33%), per arrivare ai casi più gravi dove non si riesce a stare sedute o a fare una normale passeggiata. L’aspetto che fa scoraggiare maggiormente le donne che ne sono afflitte è il continuo peregrinare da un medico ad un altro alla ricerca di soluzioni che spesso non arrivano perché le evidenze cliniche sono scarse o assenti. Molte, dopo aver speso energie e soldi, si arrendono e si convincono che sia necessario conviverci per sempre”. Con un percorso terapeutico personalizzato, invece, si può riacquistare una buona qualità di vita e riprendere normalmente le proprie relazioni. “Il punto di partenza – continua la dottoressa Palmiotto – è una visita ginecologica specifica ed approfondita durante la quale viene viene valutato lo stato di salute della mucosa vulvare e vestibolare, eseguito il Q-Tipe Test e visitato il muscolo pelvico. Dopo questa visita, preceduta da un’anamnesi molto accurata che spesso fa emergere una serie di problematiche più o meno nascoste, si decide il percorso terapeutico più adeguato”.

La vulvodinia può insorgere per diverse cause scatenanti, spesso interagenti tra loro, che nella maggior parte delle volte si scoprono dall’anamnesi.  “In più dell’80% dei casi, secondo la mia casistica personale – continua la dottoressa Palmiotto - è presente una correlazione tra i sintomi e la contrazione del pavimento pelvico ed in queste circostanze viene chiamata in causa la figura dell’osteopata”. “Quando si presenta una donna affetta da vulvodinia – osserva la dottoressa Barbara Faggian, osteopata – cerchiamo di capire se sono coinvolte altre zone del corpo che aiutano ad alimentare la tensione del pavimento pelvico. Quindi costruiamo un piano di lavoro e la paziente instaura un nuovo rapporto con questa parte del suo corpo, che fino ad ora era fonte di dolore, eseguendo quotidianamente degli esercizi che le vengono insegnati di volta in volta”.

Un ruolo molto importante per un approccio globale è rivestito dalla sessuologa. “Quando arrivano da me – interviene la dottoressa Cristiana Dalla Zonca, psicologa e consulente sessuologa - le pazienti hanno già attraversato le forche caudine. Sono stanche, frustrate, sfiduciate. Spesso ci hanno messo anni ad avere una diagnosi, il mio contributo a volte è essenziale nello sblocco di alcuni nodi emotivi che impediscono la progressione della terapia, ed anche quando poi è possibile la ripresa dei rapporti sessuali perché si sentono insicure. L’obiettivo principale è quello di restituire un’immagine positiva del proprio sé e del proprio corpo e la possibilità di una sessualità serena. I tempi variano a seconda della gravità e della responsività della paziente, ma i primi risultati positivi sono possibili già dopo qualche mese di terapia”.

www.ginecologapalmiottorosanna.com

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