COMUNICATO STAMPA - Responsabilità editoriale IMG SOLUTION SRL

Gli effetti del coronavirus sugli investimenti in borsa

La pandemia di coronavirus che sta colpendo duramente tutto il mondo, con una situazione particolarmente grave in Europa e negli Stati Uniti, ha dei seri effetti sui mercati finanziari. Il 12 marzo 2020 abbiamo assistito a un evento storico, il crollo della Borsa di New York che ha ceduto in media l’8%, facendo segnare una perdita di quasi il 30% rispetto al mese precedente.

Lo stesso destino è toccato alla Borsa Italiana, con l’indice FTSE MIB che ha subito una discesa del 16,92% (evento mai successo prima d’ora nella storia della Borsa di Milano). Attualmente i mercati finanziari sono in lenta ripresa, sebbene sia ancora presente un generale stato di incertezza, soprattutto in merito alla diffusione del Covid-19 nel resto del mondo, allo scontro tra Russia e Arabia Saudita sul petrolio e alla ripresa del settore economico.

Per questo motivo investire in Borsa al momento è veramente complicato, in quanto si fa fatica a trovare asset affidabili su cui puntare. Se gli algoritmi finanziari avevano previsto l’imminente crollo, almeno alcuni di essi come quelli che gestiscono il fondo d’investimento Euklid, operativo presso la Borsa di Londra e controllato dall’amministratore delegato Antonio Simeone, allo stesso modo non sono in grado di predire un futuro che sembra governato dall’indecisione.

La situazione attuale sui mercati finanziari

La crisi che stiamo attraversando è senza precedenti, completamente differente da quella del 2008 legata ai mutui sub-prime. Dodici anni fa il crollo arrivò dal settore finanziario, propagandosi velocemente all’economia reale, situazione alla quale i governi risposero tramite le banche centrali.

La soluzione fu l’adozione di programmi mai visti prima di iniezione di liquidità, attraverso politiche monetarie basate sui tassi d’interesse bassi o addirittura negativi, accompagnate da interventi massicci e prolungati di quantitative easing, molti dei quali proseguono ancora oggi.

Al momento, invece, la crisi attuale è partita dall’economia reale, con il crollo dei consumi e delle attività produttive. Soltanto in un secondo momento il problema ha colpito i mercati finanziari, un aspetto che richiede strumenti totalmente diversi rispetto a quelli utilizzati finora. Ciò che preoccupa, quindi, sono le ripercussioni nel medio e lungo periodo, poiché senza una ripresa dell’economia e dei consumi l’intero sistema è a rischio.

Non è un caso che la maggior parte dei trader si stia interrogando su dove investire oggi, tentando di scoprire quali saranno le aziende e i settori che potranno ripartire prima degli altri. Ovviamente è fondamentale proteggere il proprio portafoglio in questo momento, con interventi di asset management e l’aumento di operazioni a copertura, come titoli pubblici decennali, beni rifugio e obbligazioni a capitale garantito.

Allo stesso tempo la Borsa mette a disposizione anche delle opportunità, perciò l’attenzione è tutta rivolta all’interpretazione dei segnali che provengono dai dati reali. Di assoluta importanza è riuscire a scovare indicazioni su una possibile ripresa delle attività economiche, sia dal punto di vista della produzione industriale che dei consumi privati, senza tralasciare gli investimenti pubblici i quali in tali condizioni sono a dir poco strategici.

Come sarà il settore finanziario nei prossimi anni?

L’emergenza per il coronavirus, ancora in espansione nonostante in alcuni paesi sia al momento sotto controllo, almeno nell’arresto della fase più acuta, sta facendo riflettere analisti, economisti e investitori sul futuro dell’economia e del modo di fare finanza. Secondo alcuni esperti, tra cui il vicepresidente di Banca Etica Andrea Baranes, è indispensabile sostenere famiglie e imprese ma anche ripensare l’intero modello sul quale si base il nostro sistema finanziario.

La maggior parte degli operatori, dai trader professionali ai piccoli risparmiatori, ricerca oggi investimenti “sicuri” per tutelare il capitale e ridurre i rischi legati all’elevata volatilità dei mercati finanziari. Ciò comporta non solo il ribilanciamento dei portafogli nel breve termine, ma una riorganizzazione strutturale degli asset adottando strategie d’investimento sul lungo termine completamente diverse rispetto a quelle attuali.

Nelle ultime settimane, infatti, è sorta una discussione in ambito finanziario, che ha riguardato l’uso sempre più profondo e invasivo di algoritmi ed equazioni matematiche per la gestione delle operazioni di trading. Secondo le rilevazioni di JPMorgan, ormai oltre il 70% delle compravendite sui mercati internazionali è affidata a sistemi computerizzati, dietro i quali ci sono programmi di intelligenza artificiale che monitorano in tempo reale ogni minima variazione.

Questo modello, a detta di alcuni esperti, sarebbe in parte responsabile delle crisi finanziarie, secondo la logica che se tutti gli algoritmi prevedono un crollo alla fine la caduta si avvererà, poiché le posizioni short generalizzate portano effettivamente alla discesa dei prezzi. Al contrario, invece, altri specialisti difendono i sistemi automatizzati, in quanto si limiterebbero ad analizzare gli avvenimenti senza una reale capacità di influenzarne l’andamento.

Ciò che sembra certo è la necessità di cambiare paradigmi, sia in ambito economico che finanziario, con una gestione degli investimenti meno spregiudica soprattutto da parte dei trader indipendenti e dei piccoli investitori. In attesa che gli algoritmi capiscano cosa fare, è indispensabile gestire il rischio in modo più equilibrato, difendere le proprie posizioni e riallocare gli asset in portafoglio mantenendo un profilo più prudente, nella speranza di una ripresa dell’economia quanto più rapida possibile.

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