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Marocco

Marocco (foto: AP)

Marocco

Ennesimo 'miracolo' targato Renard

Sempre Hervé Renard, ancora una volta Hervé Renard. Il tecnico francese non solo è stato il primo allenatore della storia in grado di vincere due Coppe d'Africa con due nazionali diverse (lo Zambia nel 2012 e la Costa d'Avorio nel 2015), ma adesso è anche l'uomo in grado di riportare il Marocco al Mondiale dopo 20 anni (ultima apparizione nel 1998).
Ora in Russia ci sarà da scalare una montagna (nel Gruppo B è stato inserito con Spagna e Portogallo, oltre all'Iran), ma l'entusiasmo può portare anche a sopperire a qualche normale lacuna. I 'Leoni dell'Atlante' sono riusciti a staccare il passi per la Russia dopo gli ultimi quattro tentativi andati a vuoto. Eppure 20 anni fa i 'Leoni', eliminati nella fase a gruppi, erano andati vicini a una clamorosa promozione agli ottavi, poi rimasta lettera morta a causa della beffarda rete della Norvegia, capace di battere nei minuti finali il Brasile, poi finalista, che condannò Hadji e compagni ad una precoce ritorno a casa. Da allora si sono susseguite solo eliminazioni e delusioni a cui Renard, profondo conoscitore del calcio africano, è riuscito a porre fine con la sua sapiente capacità tattica e 'africana'. Ha infatti in passato allenato in Ghana, Angola, Zambia, Costa d'Avorio e Algeria, ed è ora riuscito nel miracolo di far risorgere il calcio marocchino, puntando sopratutto sulla solidità difensiva: la sua nazionale è riuscita a non subire neanche una rete in tutti e sei gli incontri dei playoff.
Con un solo giocatore nato in Patria (Dirar, ex Monaco e adesso al Fenerbahce) e tantissimi altri giocatori nati e cresciuti in Europa, Renard ha però potuto contare su una straordinaria nidiata di talenti formatisi nei club del vecchio Continente. Dopo la precoce eliminazione nell'ultima Coppa d'Africa, nei quarti contro l'Egitto, il tecnico francese ha cambiato modulo, abbandonando la difesa a tre e lasciando spazio alla fantasia, la vera forza della sua nazionale: Boussoufa (gioca negli Eau), Belhanda (Galatasaray), Ziyech (Ajax), Fajr (Getafe), Amrabat (Leganes), Harit (Schalke) e Boufal (Southampton). La grande speranza del calcio marocchino si chiama invece Achraf Hakimi, classe '98 e oggi in prima squadra nel Real Madrid di Zidane che stravede per questo giovane terzino destro considerato l'erede di Carvajal. Comunque andrà in Russia, il calcio marocchino sa di avere grandi prospettive, corroborate non solo dai risultati della nazionale ma anche dei club (il Wydad Casablanca ha vinto la Champions League africana dopo 25 anni), il tutto sotto la regia del nuovo presidente della Federcalcio, Faouzi Lekjaa. Un'ulteriore spinta potrebbe arrivare dalla politica, visto che il Marocco dopo la vicenda della rinuncia all'organizzazione della Coppa d'Africa 2015 (causa virus dell'Ebola), adesso punta forte sul Mondiali 2026 che la vede in concorrenza contro Stati Uniti-Canada-Messico che si presentano unite. E' la 5/a volta che ci prova dopo i no ricevuti nel 1994, nel 1998, nel 2006 e nel 2010 e stavolta la speranza è d'obbligo, di pari passo alla qualificazione dei Leoni dell'Atlante al Mondiale dopo 20 anni.

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