Bambino segregato in casa, arrestata zia

Costa Smeralda, genitori ancora ai domiciliari

Segregazioni, percosse, minacce. Sono i soprusi subiti per anni dal bambino undicenne di Arzachena liberato l'estate scorsa dai carabinieri nella villetta ribattezzata degli orrori. Dopo l'arresto dei genitori, ora ai domiciliari, ieri sera, su disposizione del Tribunale di Tempio Pausania, i militari hanno stretto le manette ai polsi anche alla zia del ragazzino, cognata del papà. Secondo i riscontri dei carabinieri del Reparto territoriale di Olbia, guidati dal colonnello Davide Crapa, che hanno condotto le indagini su delega della Procura gallurese, era proprio la zia a dettare la linea educativa che la coppia infliggeva al figlio.

Gli sviluppi dell'inchiesta sono stati svelati questa mattina a Tempio nel corso di una conferenza stampa convocata dal Procuratore Gregorio Capasso. Analizzando il contenuto dei telefoni cellulari dei genitori, gli investigatori hanno potuto ascoltare conversazioni e leggere messaggi che hanno convinto il giudice a emettere l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per la zia. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, era lei che istigava e ispirava le azioni della mamma, spingendola a punire severamente il figlio, ritenuto troppo vivace e irrequieto. Le punizioni sistematiche, che venivano messe in atto da anni, consistevano nella segregazione in camera del bambino, che veniva rinchiuso nella sua stanza per ore, al buio, senza il materasso, e con un secchio per fare i bisogni.

Il ragazzino veniva anche percosso, e quando era lasciato solo nella sua stanza, gli venivano fatte ascoltare delle voci preregistrate che gli dicevano: "andrai all'inferno". L'intento era quello di spaventarlo a morte per renderlo buono e obbediente. Torture fisiche e psicologiche che il bambino ha descritto dettagliatamente nel diario segreto che nascondeva in camera. In tutta la vicenda assume dunque un ruolo dominante la zia: oltre a dettare le regole di condotta ai genitori, si comportava come se fosse lei la genitrice, tenendo i contatti preferenziali con la scuola e gli altri ambienti di frequentazione del nipote. Tutto questo emerge nelle indagini di Procura e carabinieri, che dopo l'arresto dei genitori hanno raccolto tutte le informazioni utili sentendo decine di testimoni, sia in ambito famigliare che scolastico. Per ora la donna arrestata ieri sera, difesa dall'avvocato Angelo Merlini, resta rinchiusa nel carcere di Bancali, a Sassari, mentre il bambino cerca di cominciare una nuova vita ospite in una casa protetta.

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