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Otto donne per Premio Arte: Sostantivo Femminile

Alla Galleria Nazionale, da Maraini a Capua per 14/a edizione

 Otto donne di primissimo piano nel nostro paese e di rilevanza internazionale, provenienti dal mondo dell'arte, della cultura e della scienza. Otto donne che sono state faro nella pandemia, nei diritti sociali, nella Memoria e anche nel cinema. Sono le otto vincitrici del Premio Arte: Sostantivo Femminile, nato quattordici anni fa dall'Associazione Amici Arte Moderna a Valle Giulia per celebrare la creatività e l'intelligenza al femminile, tornato alla Galleria Nazionale di Roma.
    A vincerlo quest'anno, la senatrice Liliana Segre, l'accademica Ilaria Capua, la giornalista Francesca Mannocchi, la violinista Francesca Dego, la scenografa Francesca Montinaro, la scrittrice Dacia Maraini, l'artista Liliana Moro e la giornalista Laura Delli Colli.
    "Un premio che è un atto di stima - racconta la Maraini - Le donne sono sempre state ammirate, riguardo il loro corpo. La stima è diversa, riguarda il lavoro, il talento. E fino a poco tempo fa si faceva fatica a stimare le donne".
    In quattordici anni, il Premio gestito dalla Galleria Nazionale e patrocinato dal Ministero della cultura, ha invece celebrato oltre cento donne specialissime e oggi rappresenta non solo un riconoscimento per coloro che in prima linea si battono in un mondo ancora troppo maschile, ma anche un incoraggiamento alle giovani generazioni italiane per ridisegnare il proprio ruolo nel mondo in modo diverso, uscendo dagli schemi imposti da una storia che non va negata, ma semplicemente guidata verso nuovi orizzonti.
    "La pandemia ci ha colti impreparati, ma è anche una cornucopia di opportinità - ha esordito Ilaria Capua - Tante persone non hanno capito o non hanno creduto. Ma come si fa ad arrivare a tante persone? Con l'arte. E l'arte è sostantivo femminile.
    Anche scienza ". Purtroppo è un sostantivo femminile anche la parola "guerra". "Il conflitto in Ucraina mi ha insegnato che la donna ha il bagaglio del futuro, che spesso gli uomini invece smarriscono", dice la Mannocchi. "Chissà forse se anche agli uomini insegnassero il ricamo e non solo a fare a botte da bambini avremmo un mondo diverso", rilancia la Montinaro, donna che nella vita ha preso a spallate molti tabù, dal voler diventare scenografa al volerlo fare anche in tv fino a Sanremo.
    "L'ho fatto per me, per mia figlia - dice - per le donne che verranno, ma anche per gli uomini".
    Ma basta chiamarci "artista donna" esorta la Moro. "Io un'apripista? - dice Francesca Deco, premiata proprio nella giornata della Festa internazionale della musica - Negli ultimi cinquant'anni ci sono state donne maravigliose che hanno permesso a bambine come me di sognare questa carriera. Ma i maestri che avevo, i compositori che suonavo erano ancora solo uomini. Ecco, vorrei sempre che la mia musica fosse un invito al pensiero". (ANSA).
   

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