Carpenter, Un film su Trump? Fa paura

Il festival di Cannes premia il regista con la Carrozza d'oro

Che questo sia l'anno dei mostri, degli zombies, della paura sulla Croisette non era in discussione fin dalla scelta del festival di Cannes di aprire con un film dedicato ai non-morti, sia pure con la cifra d'autore di Jim Jarmusch. Ma alla Quinzaine des Réalisateurs hanno deciso di rispondere colpo su colpo e, non paghi di aver messo un paio di titoli al confine tra sperimentazione e genere compreso il film di chiusura, "Zombi Child", oggi hanno assegnato il loro premio alla carriera, la Carrozza d'oro, a un maestro del genere, John Carpenter.
Per omaggiarlo ecco una copia nuova di zecca di "La cosa", remake d'autore di un classico firmato da Howard Hawks e destinato a spostare i confini dell'horror quando apparve nel 1982. "In quell'anno -commenta divertito il regista - uscì insieme a 'E.T' di Spielberg e si chiarì subito che eravamo le due metà della mela: lui voleva rassicurare il pubblico con l'alieno buono, io cercavo di spaventarlo col mostro cattivo che, per la prima volta nei miei film, mostravo in piena luce.
Volevo che la gente guardasse in faccia le sue paure e ne prendesse coscienza".
Oggi l'America di John Carpenter è tutta diversa e la paura non si esorcizza con la fantasia, perché la realtà rischia, secondo lui, di essere ben peggiore. "Donald Trump - dice - mi fa molta più paura di qualsiasi film dell'orrore, perché lui sta nella vita reale e le conseguenze dei suoi atti toccano tutti noi. Ma non potrei fare un film su di lui, è troppo concreto e troppo pericoloso".
A 71 anni ben portati, ancora con un codino ribelle da hippie fuori tempo, Carpenter si aggira per la Croisette come un bambino in un negozio di giocattoli. Non fa film dal 2003 ma sta vivendo una seconda vita da musicista (con la sola eccezione di "La cosa" per cui lavorò con Ennio Morricone ha sempre scritto le sue musiche), fa concerti come una rock star e firma colonne sonore per la televisione. "Certo che avrei ancora voglia di fare un film - racconta nell'affollato incontro della premiazione -, ma ho un'età e il set è faticoso. E poi troppe cose sono cambiate e io stesso vado sempre di meno al cinema. Il pubblico ha rimpiazzato i mostri della mia generazione con i super eroi della Marvel. E questo dovrebbe dirvi molto su come è cambiato il mondo, direi in peggio". I suoi riferimenti sono chiari, appartengono a una generazione del genere e anche a un'idea "politica" di come gli incubi sullo schermo materializzino incubi reali della realtà. "In cima alla lista metto ovviamente George Romero che ha inventato gli zombi e quindi una visione appunto politica della paura - racconta - ma poi penso al mio grande amico Dario Argento che dovrebbe essere al mio posto oggi; oppure a compagni di strada importanti come Tobe Hooper, gente che ha raccontato le paure dei giovani degli anni '70 molto meglio di tanti registi cosiddetti realisti.
Quando feci 'La cosa' all'inizio credevo che fosse un fallimento totale e le critiche a Hollywood erano tutte negative. Il vento cambiò a New York, gli incassi si impennarono e il patron dello Studio mi invitò a pranzo. Da allora un posticino nella storia del cinema so di essermelo meritato, ma quando mi hanno chiamato da Cannes ho pensato che avessero sbagliato persona. E poi davvero, adesso la musica mi prende quasi tutto il tempo. Certo, Ennio Morricone è un vero, grande musicista e io solo un…dilettante di talento".

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