Charles Brandt, è vero il racconto in The Irishman

Alla fiera l'autore del libro che ha ispirato Scorsese

(di Mauretta Capuano) (ANSA) - ROMA, 07 DIC - CHARLES BRANDT, THE IRISHMAN (FAZI, PP 469, EURO 18) E' "tutto vero" quello che viene raccontato in 'The Irishman', il libro che ha ispirato il nuovo film di Martin Scorsese, con un cast stellare con Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci ed Harvey Keitel. A raccontarlo all'ANSA è l'autore del libro Charles Brandt, tra i più brillanti legali d'America, che è stato procuratore generale dello Stato del Delaware, spesso chiamato in causa per interrogare criminali particolarmente reticenti. Brandt, 77 anni, per cinque anni ha incontrato Frank Sheeran, spietato sicario della mafia, sulle cui testimonianze si basa la storia raccontata in 'The Irishman'.
    "Dico con certezza che tutto quello che viene raccontato nel libro è vero, perché so che Frank diceva la verità. Mi ha contattato dopo aver letto il mio libro 'Il diritto di rimanere in silenzio' che parla proprio di come la confessione sia un bisogno umano innato. Gli interrogatori li so fare, so capire quando uno dice la verità o quando uno mente ma soprattutto sono bravo a tirare fuori dalla gente quel peso che tutte le persone che hanno commesso un crimine si portano dentro" racconta all'ANSA Brandt, oggi alla fiera della piccola e media editoria 'Più libri più liberi' con il libro pubblicato in Italia da Fazi Editore nella traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini.
    Nelle 472 pagine del libro Frank Sheeran, detto l'Irlandese, uno degli unici due non italiani nella lista dei venticinque personaggi di maggior spicco della criminalità organizzata americana stilata da Rudy Giuliani, confessa prima di morire i suoi crimini, tra cui quello di Jimmy Hoffa, leader sindacale, che fu visto l'ultima volta il 30 luglio 1975 e il cui corpo non fu mai ritrovato. Un racconto epico in cui c'è anche la storia di Sheeran e nell'ultima parte rivelazioni inedite sull'assassinio dei Kennedy e il coinvolgimento della mafia.
    "Frank ha assistito a varie conversazioni di esponenti di altissimo livello della mafia tra cui Bufalino e Hoffa. Ci sono elementi incontrovertibili. Sappiamo che Carlos Marcelo, che era un boss della mafia di New Orleans e di Dallas, sicuramente ha giocato un ruolo. Sappiamo che Tony Provenzano, che è anche presente nel film, ha giocato un ruolo nell'assassinio. Molte di queste cose sono anche confermate da documenti dell'FBI, rilasciati nel '93, che confermano questa lettura degli eventi" sottolinea Brandt, un po' provato dal lungo viaggio, a Roma con la moglie che gli sta accanto amorevole durante l'intervista.
    "C'è una frase rivelatrice: 'Se siamo riusciti a uccidere il presidente possiamo uccidere anche il presidente del sindacato' dice Bufalino a Frank quando Hoffa insiste nel volersi candidare alla presidenza del sindacato degli autisti, dopo l'invito del boss della mafia a non farlo" spiega Brandt. E dice anche dopo l'uscita del libro ha avuto "molte conferme che quello che viene raccontato è la verità. Nel 2006 a un firma copie che stavo facendo mi si è presentato un certo Bob Garridy , agente dell'FBI incaricato di seguire tutto il caso Hoffa, e mi ha detto che quello che avevo scritto era in linea con quanto scoperto dall'FBI. Anche per quello che riguarda il rapporto tra Frank e Hoffa. Come si vede bene nel libro e nel film tra loro c'era un rapporto quasi fraterno, tanto è vero che per Sheeran è stato devastante doversi prendere carico dell'omicidio di una persona a cui voleva bene".
    Del film di Scorsese, Brandt dice che "è un capolavoro assoluto. Io e mia moglie sapevamo come sarebbe andata a finire la storia, ma siamo rimasti inchiodati alla sedia. Non ci sono grosse differenze tra il libro e il film anche grazie al fatto che sono stato coinvolto fin dall'inizio nella sceneggiatura".
    Fin dalla primo interrogatorio con Frank, Brandt ha pensato che la sua storia era per Martin Scorsese. "Devo ammettere che fin dall'inizio, fin da quando stavo scrivendo il libro, dentro di me speravo che capitasse nelle mani di Scorsese perché sembrava fatto apposta per lui. Quando è uscito il libro mi hanno contattato diversi produttori di Hollywood ma mi sono sempre rifiutato di vendere i diritti. Potete immaginare la mia felicità quando nel giugno 2007 la mia casa editrice mi ha comunicato che era stata contattata per un film con Martin Scorsese. Ci sono la mafia e l'enorme senso di colpa di Sheeran" spiega Brandt. (ANSA).
   

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