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Libri: la Cina di Confucio divulgata da Intorcetta

Prima edizione critica in italiano e inglese degli scritti

(ANSA) - PALERMO, 06 DIC - Un sinologo e un latinista rileggono criticamente dopo tre secoli l'opera del gesuita siciliano Prospero Intorcetta che nel Seicento tradusse e divulgò per primo in Occidente il pensiero di Confucio antesignano delle culture del dialogo. Alessandro Tosco, che insegna lingua e letteratura cinese e dirige l'istituto Confucio presso l'Università Kore di Enna, e l'australiano Rodney Lokaj, latinista e professore di filologia italiana, hanno ripercorso gli studi di Intorcetta in un'ottica comparata. Ne hanno ricavato un volume ("Zhongyong. La costante pratica del giusto mezzo") pubblicato ora alla Fondazione Federico II. Per la prima volta è stata presentata una traduzione critica in italiano e inglese degli scritti del gesuita originario di Piazza Armerina e del testo cinese che Intorcetta pubblicò traducendolo in latino, allora la lingua usata non solo dalla Chiesa ma anche dalla cultura e dal potere politico. "Quella operazione - dice Tosco - ebbe il merito di mostrare intanto la caratura intellettuale del gesuita siciliano e di rendere più prossime l'Europa e la Cina". Prima di lui un altro gesuita sinologo, Matteo Ricci, aveva osservato il sistema filosofico confuciano ma la sua opera è arrivata incompleta. Quella di Intorcetta ha invece approfondito Confucio con una lettura che ancora oggi, dice la direttrice della Fondazione Federico II, Patrizia Monterosso, apre "nuovi interessi antropologici, religiosi, filosofici" in un contesto dove erano prevalenti il dialogo e la comprensione della cultura dell'altro. (ANSA).
   

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