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Quando Vasco andò super ospite a Sanremo nel 2005

Un estratto da '70 volte Vasco' pubblicato da Baldini+Castoldi

Pubblichiamo per gentile concessione di Baldini+Castoldi un estratto dal capitolo "Ospite al Festival di Sanremo (5 marzo 2005)" del libro '70 volte Vasco. Storia di una rockstar', uscito a novembre 2021. Gli autori sono il giornalista Massimo Poggini e Marco Pagliettini, che ha messo insieme un invidiabile archivio sul rocker di Zocca.
    Ecco il brano: "La carriera di Vasco Rossi è legata a doppio filo con il Festival di Sanremo ed è quasi incredibile pensare a una correlazione così stretta fra il rocker più anticonvenzionale d'Italia e il palco più nazional popolare della penisola. Eppure, come abbiamo già raccontato nei capitoli precedenti, furono proprio le due esibizioni all'Ariston del 1982 e 1983 a far conoscere Vasco a livello nazionale. Tappe fondamentali di una carriera senza uguali. Negli anni successivi Vasco ha partecipato cinque volte al Festival come autore. La prima fu nel 1989: la canzone si intitolava Tentazioni e la cantavano gli Sharks, gruppo in gara fra i giovani che fu subito eliminato. Andò decisamente meglio nel 1997 con …E dimmi che non vuoi morire, cantata dalla divina Patty Pravo, non tanto per l'ottavo posto finale, quanto per la vittoria del Premio della Critica. Nel 1999 scrisse per gli Stadio Lo zaino e la band di Gaetano Curreri si piazzò quinta. L'anno dopo sfiorò la vittoria Irene Grandi con La tua ragazza sempre, seconda dietro alla Piccola Orchestra Avion Travel. Ancora Irene Grandi, nel 2020, portò all'Ariston Finalmente io, piazzandosi in nona posizione.
    Di persona, invece, Vasco è tornato al Festival di Sanremo una sola volta, come ospite, nel 2005, edizione condotta da Paolo Bonolis. I primi rumors avevano iniziato a circolare a inizio anno, ma l'annuncio fu dato solo il 21 febbraio. Di una sua possibile partecipazione alla kermesse, in realtà, si era già parlato l'anno precedente, quando Tony Renis, allora direttore artistico della manifestazione, avrebbe voluto consegnargli il Premio alla Carriera. Le cronache dell'epoca dicono che Vasco rifiutò dopo un lungo tira e molla, affermando categorico: 'Considero Sanremo solo la città dei fiori e delle mie vacanze'.
    Nel 2005, invece, la risposta fu positiva. 'Sì, ci vado, ho deciso che ci vado e basta. Glielo debbo', si legge in un'intervista pubblicata sulla 'Stampa' il 22 febbraio. 'Vado a Sanremo e non voglio nessun premio alla carriera. Glielo do io, piuttosto, un premio al Festival: è rimasta l'unica occasione, l'unico posto in Italia dove si può entrare da esordienti e uscire in odore di gloria. La discografia è in crisi, in Tv non ci sono altri spazi. Sì, resta solo Sanremo per un giovane che ci voglia provare'. Per l'occasione Vasco decise di farsi accompagnare da Maurizio Solieri alla chitarra e da Celso Valli come direttore d'orchestra. E proprio Solieri, che il 28 febbraio era diventato padre del piccolo Eric, racconta un curioso aneddoto a tal proposito nella sua autobiografia Questa sera rock'n'roll: 'Giusto il tempo di tagliare il cordone ombelicale e di annunciare ai parenti che il bimbo era nato e stava bene, e squillò il telefonino. Avevo le mani ancora sporche di sangue. Era Vasco, mi chiamava perché dovevo andare a fare le prove. Pochi giorni dopo avrebbe partecipato come superospite: avrebbe cantato in playback Un senso e dal vivo, voce e chitarra, Vita spericolata. Trattandosi di un parto programmato, avevo avvertito Fini, Elmi e tutti gli altri che quel giorno sarebbe nato mio figlio. A Vasco non avevo detto niente, contando sul fatto che uno di loro lo avrebbe avvertito.
    Evidentemente nessuno lo aveva fatto, e adesso me lo ritrovavo al telefono, che mi domandava con voce un po' seccata come mai non ero lì con loro a provare. Lasciai Stefy nel suo letto d'ospedale, andai di corsa a casa (che tra l'altro era dall'altra parte di Bologna) a recuperare una chitarra e mi precipitai in studio per provare Vita spericolata. Poi Vasco si fece perdonare inviando fiori e champagne'. Il Blasco, come da sua richiesta, aprì la serata finale, quella del 5 marzo. Era arrivato a Sanremo due giorni prima e aveva soggiornato in una suite all'Hotel Royal. Alla vigilia aveva definito il Festival una specie di 'american dream', raccontando di aver visto e apprezzato le prime tre serate e in particolare gli artisti della categoria Giovani. 'Questa sera si vivrà un'altra emozione forte', disse in apertura Paolo Bonolis, conduttore dell'edizione. 'L'emozione di un grande ritorno, un ritorno importante, un ritorno significativo, un ritorno che per me è motivo di gioia immensa'. Vennero quindi mostrate le immagini dell'arrivo di Vasco all'Ariston, prima in auto e poi a piedi in mezzo alla folla, e poi Solieri attaccò il celebre giro di chitarra iniziale di Vita spericolata. E a quel punto sul palco si materializzò il Blasco, per cantare la prima strofa della canzone del 1983 e poi tutta Un senso. Alla fine dell'esibizione, dopo aver stretto la mano di Solieri, Vasco lasciò il palco, ma fu richiamato da Bonolis. 'Una volta scappavo sempre e adesso ho smesso di scappare', disse Rossi.
    'Sono tornato perché ti voglio riconsegnare il microfono che ho portato via vent'anni fa. Poi vorrei dire che sono qui perché voglio ringraziare questo palco e questa manifestazione, che per me è stata l'inizio di un'avventura straordinaria. Poi vorrei salutare tutti quelli che in questo momento stanno guardando Sanremo e che domani diranno che non lo guardavano'. Il finale fu all'insegna dell'ironia, in pieno stile Vasco Rossi: 'Non voglio più rubare tempo alla gara perché ho un brutto vizio, quello di fumare. Come tutti i fumatori vado fuori, a fumare.
    Naturalmente ricordo che nei dieci comandamenti c'è 'non rubare', non 'non fumare'. Eccoti il microfono'..". (ANSA).
   

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