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Giornata dei diritti dei migranti: un percorso di letture

Racconti, reportage e manifesti, atlanti e storie per bambini

Il 18 dicembre è la giornata internazionale dei diritti dei migranti, un evento istituito dalle Nazioni Unite nel 2000, dieci anni dopo la ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Questa giornata ha lo scopo di far conoscere i contenuti della Convenzione e spingere sempre più Paesi ad aderirne (ad averla ratificata fin’ora sono solo 56, in gran parte di provenienza e non di destinazione dei flussi migratori) per far sì che sempre più lavoratori migranti smettano di essere sottoposti a sfruttamento o a condizioni di lavoro degradanti.

In occasione di questa giornata ricordiamo quindi alcune pubblicazioni degli ultimi anni che affrontano, con temi e modalità diverse, alcune sfaccettature delle migrazioni contemporanee: racconti, reportage e manifesti, atlanti e storie per bambini che possano aiutare a capire meglio un fenomeno complesso, che non sempre viene discusso con il grado di approfondimento di cui necessiterebbe.

Alessandra Sciurba, promotrice e volontaria di Mediterranea Saving Humans, si occupa di migrazioni e diritti umani anche a livello accademico e istituzionale. Nel 2019 si trova a soccorrere sulla barca a vela Alex cinquantanove migranti, che uniti ai membri dell’equipaggio, si trovano a formare una comunità di 70 persone su un’imbarcazione di soli 18 metri. La storia di quel salvataggio è raccontata in Salvarsi insieme (Ponte alle Grazie), un testo in cui Sciurba ha voluto tralasciare le complicate questioni politiche che si intrecciano in quel tratto di mare e affrontare il tema dei salvataggi nel Mediterraneo da un punto di vista del tutto umano.

Quali sono le dinamiche che si celano dietro le numerose partenze di migranti dalle coste della Libia su mezzi instabili e inadatti a salpare lo racconta invece Francesca Mannocchi, giornalista e documentarista, in Io Khaled vendo uomini e sono innocente (Einaudi). Attraverso la voce di Khaled, un trafficante di uomini che organizza quelle traversate, conosciamo cosa accade nei momenti che precedono gli sbarchi o i naufragi. In questo libro Mannocchi, che ha firmato numerosi reportage dal Medio Oriente e da zone di conflitto, racconta una storia nella quale si intrecciano i percorsi dei migranti con la situazione politica della Libia e le vicende che lo hanno segnato in seguito alla deposizione di Gheddafi.

Le traversate del Mediterraneo sono tra le tratte di migrazioni più conosciute, anche a causa dell’alto numero di naufragi e decessi che si verificano in quelle acque. Ma dove ci sono frontiere ci sono anche migranti che cercano di attraversarle: in Atlante delle frontiere di Bruno Tertrais e Delphine Papin (Add, traduzione di Marco Aime) sono raccontate le 750 frontiere fisiche o ideali che separano gli Stati del mondo. Si tratta di un libro che permette di capire perché le frontiere sono concetti molto più complessi di semplici linee, e attraverso le 40 cartine e infografiche in esso presenti è possibile comprendere meglio le ragioni che separano luoghi, lingue e culture, così come le motivazioni di chi è spinto ad attraversarle.

A volte le frontiere tra un paese e un altro finiscono per coincidere con gli ostacoli geografici più impervi, come il mare e le montagne, che rendono difficile il loro attraversamento. La rotta alpina è per esempio quella che percorrono i migranti, spesso già sopravvissuti alla traversata del Mediterraneo, per cercare di attraversare il confine italiano e raggiungere prima la Francia, e poi magari altri paesi europei. Ancora dodici chilometri. Migranti in fuga sulla rotta alpina (Bollati Boringhieri) di Maurizio Pagliassotti, racconta le vite che si incrociano sul passo del Monginevro, cioè nei dodici chilometri che separano l’ultima cittadina italiana prima del confine dal primo centro abitato francese. Un pezzo di terra oggi percorso dai migranti extra europei, ma che prima di loro era stato attraversato da molti migranti italiani del dopoguerra.

Non esiste una sola ragione che spinge le persone a migrare, ma ne esiste una in particolare che ne spinge molte a farlo. Si tratta del cambiamento climatico, che le stime prevedono sarà una delle maggiori cause di migrazioni nei prossimi anni. Lo spiega nel dettaglio Francesca Santolini nel libro I profughi del clima (Rubbettino): le catastrofi ambientali come alluvioni, desertificazione e aumento del livello del mare renderanno sempre più zone del mondo invivibili, costringendo chi le abita a cercare un altro posto dove vivere. Si tratta di un fenomeno ancora poco riconosciuto, e che rappresenta un’altra tra le numerose ragioni per cui l’emergenza climatica andrebbe affrontata con urgenza.

Mentre l’attualità ci costringe a valutare solo le problematiche da affrontare contestualmente alle migrazioni, è più difficile vedere i benefici che è capace di apportare questo fenomeno. Suketu Mehta, scrittore indiano naturalizzato statunitense, nel suo manifesto Questa terra è la nostra terra (Einaudi, traduzione di Alberto Pezzotta), racconta come la migrazione sia sempre stata imprescindibile per l’essere umano, e difficilmente smetterà di esserlo. Partendo dalla propria esperienza di migrazione e attraverso una panoramica dei maggiori flussi migratori odierni, Mehta spiega l’errore che si commette nel relazionarsi a questo argomento solo con la paura, e quanto invece si guadagnerebbe attraverso un atteggiamento di scambio e apertura.

Di questo sono un esempio le storie dei migranti che sono riusciti a ricostruirsi una vita in un altro paese riuscendo ad arricchire il luogo che li ha accolti tramite il proprio lavoro o il proprio talento. Alcune di queste sono raccontate nel libro Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 donne che hanno cambiato il mondo (Mondadori) scritto da Elena Favilli e tradotto da Loredana Baldinucci e Simona Brogli, in cui sono narrate le vite di 100 donne che, dopo aver attraversato uno o più confini, sono riuscite a realizzare i propri sogni aprendo la strada a chi veniva dopo di loro.

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