Italia- Germania 4 a 3 di Crosetti

A 50 anni dalla partita del secolo i protagonisti e la storia

 MAURIZIO CROSETTI, 4 a 3 ITALIA-GERMANIA 1970, LA PARTITA DEL SECOLO (HARPER COLLINS, PP 240, EURO 12.90). Gianni Rivera che "non corre tanto , ma sa dove farlo", che "se giocasse con noi a nascondino in cortile non lo troveremmo mai" e che "sa sempre dove si trova il compagno libero". Roberto Boninsegna, che chiamano Bonimba e in Messico non dovrebbe esserci, che "ha la faccia di un giovane pugile e le orecchie a sventola. Io ho otto anni, lo guardo e penso che c'è speranza anche per me: da piccolo le mie orecchie erano pure peggio".
    A 50 anni dal 17 giugno 1970, Maurizio Crosetti racconta 'Italia-Germania 4 a 3' partendo dal racconto delle vite dei protagonisti che quel giorno scesero in campo andando oltre i confini dello stadio Azteca di Città del Messico. Nel libro '4 a 3', con una bellissima copertina vintage, che esce l'11 giugno per Harper Collins, vola in Italia e in Germania, fino ad arrivare nel tinello piemontese in cui lui bambino sta guardando la partita con la febbre alta che sale sempre di più, mentre il padre e lo zio litigano sul presente e sul futuro.
    Nel raccontare la partita del secolo non fa solo la cronaca di quei centoventi memorabili minuti, ma ci restituisce l'affresco di un'epoca, un momento mitico della storia italiana, non solo sportiva. E ci regala dei ritratti divertenti e umani dei protagonisti come quello di Enrico Albertosi che "ha i baffoni di un pistolero western e lo stesso sguardo: una faccia da duello. Si muove come un enorme gatto sfrontato. Trasmette un senso di distanza, eppure potrebbe essere il tuo amico del cortile". E non mancano i soprannomi come quello del portiere "che lo chiamano Topolino per quei guanti enormi".
    Con lo stesso stupore con cui nel Medioevo si parlava delle imprese di eroi come Artù, Orlando, Lancillotto, Italia-Germania 4 a 3' è una formula che viene ripetuta, in Italia, sin da quando si è bambini. Eppure, prima di diventare un mito, era stata una normale partita di calcio, anche abbastanza noiosa.
    Ventidue giovani uomini scendono in campo, il 17 giugno 1970, pronti a sfidarsi per la semifinale della Coppa del Mondo.
    Undici sono tedeschi, e sono favoriti. Gli altri sono italiani e non vogliono arrendersi. Non sanno che entreranno nel mito.
    L'Italia era passata in vantaggio e si era difesa. Ma al novantaduesimo, quando vincitori e vinti erano pronti ad abbandonarsi a gioia o rimpianto, Karl-Heinz Schnellinger, un difensore tedesco che giocava in Italia, aveva segnato l'unico gol della sua carriera in nazionale. Sarebbero stati i supplementari, cinque gol in trenta minuti, i ribaltamenti, la leggenda.
    Rivera, che aveva iniziato la partita da riservane sarebbe diventato il grande protagonista, l'uomo della provvidenza che in un minuto era riuscito a favorire con un errore il pareggio della Germania e poi si era riscattato segnando il gol della vittoria.
    "Forse Italia-Germania è una casa in equilibrio sulla cima di una montagna. Su un versante c'è il sole, sull'altro il gelo della notte. Comincia e finisce qualcosa di grosso per tutti, quel 17 giugno 1970. Le vite si sciolgono nella fornace che divampando crea nuove forme tra fiamme e scintille, qualcosa muore, qualcosa nasce" dice Crosetti, torinese, che il giorno di Italia Germania 4 a 3 aveva da poco compiuto otto anni, inviato speciale di Repubblica che da 25 anni racconta i principali eventi sportivi.
    Nel libro i ricordi di Crosetti, che ha esordito come scrittore nel 1998 con La Juve sulla luna (Limina), si mescolano alle vite dei calciatori, momenti epici si alternano a quelli lirici e si passa dal racconto di fatti privati a grandi eventi storici.
    Tra i vari libri che ha pubblicato, principalmente di argomento sportivo, il recente 'Il suo nome è Fausto Coppi' (Einaudi, 2019). Crosetti ha anche collaborato all'autobiografia di Alessandro Del Piero Giochiamo ancora (Mondadori, 2012). (ANSA).
   

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