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Gli italiani e la salute nel segno dissacrante di Altan

Esce Trentatré, tra pandemia, vizi, paure e crisi esistenziali

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 31 MAG - ALTAN, TRENTATRE' (Gallucci, pp.192, 12 euro). "Mi sento male, ergo, sono". Tra battute graffianti, lampi di genialità e il suo riconoscibilissimo segno, Altan torna in libreria il 1 giugno con un nuovo lavoro, "Trentatré", edito da Gallucci, dedicato a uno dei temi dell'attualità che più ci stanno a cuore, quello della salute. In una carrellata di vignette indimenticabili, la sua satira dopo due anni di emergenza sanitaria indaga dunque il rapporto che noi italiani abbiamo con dottori e malattie, medicine e ospedali, vaccini e mascherine: un po' ipocondriaci, ma anche pronti ad autoassolverci di fronte ai soliti "stravizi" tra cibo e sigarette, incoscienti o al contrario troppo ligi, creduloni o iperscettici, in attesa di un miracolo o completamente sfiduciati, eccoci qui con tutte le nostre debolezze, fotografati e "sintetizzati" dall'occhio arguto e dissacrante di un autore che anche questa volta dà l'ennesima prova della sua straordinaria capacità di raccontare chi siamo. Filtrati dal suo stile unico, nei personaggi di Altan ci mostriamo per ciò che siamo, malridotti, ma ancora in piedi, storditi dal fiume di parole e numeri quotidiani di virologi ed esperti, impauriti dall'idea di morire, sempre fragili e in crisi perenne, economica ed esistenziale. C'era da aspettarselo che dopo le macerie lasciate sul campo dalla pandemia, con la tragedia delle vittime, ma anche con il senso di paura e lo stravolgimento delle nostre abitudini, Altan dalla sua posizione sempre un po' defilata (per guardarci meglio e non lasciarsi confondere dal "rumore" di fondo) si soffermasse ad analizzare proprio l'approccio del Paese alla medicina, uno dei tanti ambiti in cui il covid ha lasciato segni evidenti. "Hanno scoperto il siero per ringiovanire! Oddio: tutto da capo", scrive e disegna l'autore, strappandoci un sorriso amaro e poi ci mette davanti l'ennesima verità, lasciando dire a uno dei suoi protagonisti "Ho fiducia, andrà tutto così così". Nel libro, diviso in 8 agili capitoli, tanti i temi che vengono affrontati: da come ci trasformiamo quando da "sani" diventiamo "pazienti" alla divulgazione scientifica, dagli ospedali malridotti alla ricerca scientifica, e poi le nuove malattie e quelle già note, la vecchiaia e la fine inevitabile che riguarda ognuno di noi. Di fronte allo sbilanciamento e all'assenza di razionalità, alle polemiche, alla divisione in tifoserie, ai comportamenti a volte assurdi e tragicomici che hanno caratterizzato questa ultima parte della nostra vita, Altan non punta il dito, ma è lì con noi, come un compagno di avventura (o sventura): forse con la graffiante ironia e il disincanto poetico delle sue tavole, con i suoi personaggi che ci somigliano così tanto da sembrare la nostra copia un po' ci disturba, è vero, perché sempre c'è la voglia di vedersi allo specchio per come si è. Poi però non si può fare a meno di sorridere e allora facciamo pace con questo grande autore - pure un po' filosofo - a cui riusciamo a perdonare la sincerità e anche quel gesto impertinente di svelarci per come siamo diventati, ancora una volta, davanti ai nostri stessi occhi. (ANSA).
   

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