di Francesco Fabbri
ANSA MagazineaMag #119
Il 'sogno' di tornare da Harvard, e i ragazzi progettano robot a scuola

La città si fa 'smart', anche in Italia

Il 'sogno' di tornare da Harvard, e i ragazzi progettano robot a scuola

Ricercatori che preferiscono il proprio paese ad Harvard, ragazzi che progettano robot, ricerche all'avanguardia mondiale, auto pubbliche in condivisione, tecnologia a portata di tutti: succede in Italia.

Apripista di questa realtà è la provincia autonoma di Trento, la Silicon Valley d'Italia: un territorio abitato da poco più di mezzo milione di persone e che investe su se stesso, con una burocrazia light grazie all'autonomia di cui gode. Un incubatore di esperienze e progetti ormai realizzato, che potrebbero essere replicati anche altrove.

Numerosi gli obiettvi: proteggere i ragazzi dalle insidie della Rete, ma senza terrorizzarli. Tener d'occhio i fenomeni di bullismo più subdoli anche nei territori meno accessibili agli adulti, i social network, con il duplice obiettivo di aiutare le vittime e cecare di spiegare al branco digitale che sta sbagliando.

Favorire l'istruzione digitale, ospitando competizioni iternazionali che permettano ai più giovani di progettare e costruire robot.

Radunare genitori e insegnanti da tutta Italia per consentire uno scambio di idee senza filtri, che sia fecondo per tutti. Trarne spunti e insegnamenti da sviluppare, dandosi appuntamento all'anno successivo per parlarne ancora e costruire assieme la scuola del futuro. 

Ma anche condividere beni pubblici come l'auto di lavoro e offire servizi di facile accesso. Racchiudere la propria storia clinica in una tesserina che si conserva nel portafoglio, per esempio.

Ecco come.

 

Italia al lavoro per taglia-incolla del DNA superpreciso

AMBITI DI APPLICAZIONE: malattie genetiche e tumori

Punta di diamante della ricerca è il Centro di Biologia Integrata (Cibio) di Trento, dove 'Italia è in prima fila nel progettp di sviluppo di una tecninca di taglia-incolla del DNA superpreciso.

Qui ricercatori nei mesi scorsi hanno messo a punto un 'bisturi' per il DNA mai così accurato. Il prossimo obiettivo, ora, è creare uno strumento sofisticato che corregga i difetti genetici.

"La forza della nostra scoperta - racconta all'ANSA Anna Cereseto, a capo dell'equipe autore dello studio pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology lo scorso gennaio e coperto da brevetto - è l'essere più sicura e affidabile di qualunque altra finora descritta, perché effettua il taglio di DNA soltanto nel punto voluto. Le applicazioni del genoma editing - prosegue - erano state sempre ostacolate dall'incapacità dell'enzima che riscrive il DNA di essere davvero accurato".

Per proseguire le ricerche, però, servono risorse che al momento non ci sono. Per questo l'Università di Trento ha lanciato un'azione di ricerca fondi sul proprio sito, obiettivo 160.000 euro. In tutto il mondo, sono molti i gruppi di ricerca al lavoro su questa sfida: dall'Europa, all'America alla Cina. Ma Trento vorrebbe vincere anche questa.


Come funziona il bisturi di precisione per curare il DNA


Taglia-incolla del DNA, i passi della ricerca

GUARDA LA PHOTOSTORY Fotoracconto

Allenare la mente fin da ragazzi


RoboCup Junior, sfida tra ragazzi con robot 'casalinghi'

Creati e assemblati da under 19, svolgono azioni complesse

RoboCup Junior 2018

La fase finale della RoboCup Junior, una quattro giorni di sfide tra ragazzi che hanno progettato e ralizzato robot in grado di eseguire azioni complesse, si è tenuta Al Polo Espositivo Trento Expo. Qui si sono affrontati 180 team provenienti da numerose regioni italiane, per un totale di un migliaio tra studenti e docenti. I ragazzi dai 5 ai 19 anni si sono sfidati con i propri robot intelligenti in tre categorie (Rescue Line, Rescue Maze e OnStage).

Tra i compiti delle macchine, quello di seguire un tracciato segnato, individuare degli ostacoli e distinguerli fra loro. Le squadre che hanno vinto accedono ai campionati mondiali in programma a Montreal, quelle che si sono classificate al secondo e terzo posto disputeranno invece gli Europei di Pescara.


Dna e 'microbi'

Ecco cosa ci trasmettono i nostri genitori

Laboratorio - 'camera pulita'

Un'altra ricerca all'avanguadia è quella sul microbiota: il corredo di batteri, virus e funghi che popolano il corpo e che superano in numero le stesse cellule, si concentrano numerosi studi recenti. Insomma, quel che - insieme al Dna - è l'eredità dei nostri genitori.

Al Centro di Biologia integrata (Cibio) dell'Università di Trento si trovano alcuni dei laboratori più all'avanguardia anche in questo campo di ricerca.


"Ogni persona - spiega all'ANSA Nicola Segata, a capo del Laboratorio di Metagenomica computazionale, una lunga esperienza ad Harvard alle spalle - ha un doppio bagaglio di informazioni che porta con sé per tutta la vita. Da una parte il patrimonio genetico che eredita dai genitori. Dall'altra il microbiota. A differenza del genoma - prosegue Segata - la composizione del microbiota dipende da una serie di fattori non ereditari: età, dieta, uso di antibiotici. Analizzare il microbiota di una persona - continua - permette di individuare i microorganismi che caratterizzano il suo corredo e potenzialmente di studiare quanto sia esposta a determinate malattie".

Segata sottolinea che la quasi totalità dei ceppi microbici in persone sane ha funzioni indispensabili, come per esempio coadiuvare la digestione. Ma la presenza di determinate varianti di alcuni microorganismi non patogeni, può aumentare di contrarre malattie come il diabete, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Tra gli studi di Segata, uno riguarda la "colonizzazione" dei batteri nell'intestino del neonato, a cominciare dai suoi primi istanti di vita. Se, infatti, si dimostrasse che la madre può trasmettere, prima o durante il parto, un particolare microboorganismo che può essere dannoso per la salute futura del bambino, potrebbe essere possibile fare esami sulla madre durante la gravidanza e offrire qualche trattamento preventivo al bambino.

Uno studio pilota condotto dal team di ricerca del Cibio in collaborazione con le unità operative di Ostetricia e Neonatologia dell'Ospedale di Trento nel 2017 ha dimostrato che la trasmissione verticale dei microbi effettivamente avviene almeno per alcune specie batteriche e può essere studiata in modo sistematico.


Cosa è il microbiota?


Le famiglie istruite al digitale

Le famiglie istruite al digitale

La ricerca non è solo in ambito scientifico, ma anche sociale e culturale. E' per questo che ogni anno a Rovereto si tiene Educa, il festival dell'educazione.

L'edizione 2018 era dedicata agli 'Algoritmi educativi'. Una tre giorni di incontri, seminari e discussioni 'orizzontali', che hanno permesso ai professionisti di spiegare i risultati di loro studi e alle famiglie di raccontare le proprie esperienze, attingendo gli uni alle parole degli altri. Un modo, insomma, per istruire le famiglie al digitale, con l'aiuto di insegnanti, esperti e anche dei propri figli.

Ed è proprio la commistione feconda tra specialisti del settore e gente comune uno dei punti ritenuti vincenti dagli organizzatori di questa nona edizione, che hanno puntato tutto sul rapporto fra educazione, relazione e tecnologie digitali. 

L'innovazione tecnologica, è emerso a Educa, è una grande sfida che obbliga scuola e famiglie ad evolvere per poter accompagnare i ragazzi alla vita e al lavoro. I nuovi strumenti, dunque, aprono inedite opportunità, ma serve un pensiero di lungo periodo, comune, basato sull'integrazione e sul riconoscimento e il rispetto dei ruoli. E la presenza di tante famiglie a una manifestazione che nelle sue prime edizioni richiamava quasi esclusivamente insegnanti, lascia ben sperare.

"C'è stata una grande partecipazione di genitori - sintetizza Paola Venuti, coordinatore del comitato scientifico del festival - che sono intervenuti, spesso assieme ai loro figli, sia ai seminari che ai momenti più leggeri e di svago ma pur sempre nell'ambito dei progetti educativi. Se volevamo suscitare il pensiero critico e la riflessione, penso che ci siamo riusciti".

Collaterale a Educa, infine, è stato l'appuntamento con l'associazione 'Donne in campo': nella cornice del parco monumentale, 14 aziende tutte gestite da donne della provincia hanno allestito stand con i loro prodotti e i loro animali, spiegando la scelta di vivere a stretto contatto con la natura. 


Educa, il digitale a portata di famiglia


Contro il cyberbullismo, arriva Creep

Monitora Rete e social network, ed educa anche il 'branco digitale'

Ecco Creep, assistente virtuale contro il cyberbullismo

Educare al digitale vuol dire anche insegnare ad evitare le trappole di strumenti alla portata di tutti, come smartphone, tablet e computer.

Il bullismo, infatti, sempre più spesso passa dalla Rete e dai social network, e il branco si fa digitale: commenti crudeli, condivisioni di video privati, l'uso di hashtag violenti e che terrorizzano, spingono le giovani vittime in un angolo. E' per contrastare questa realtà che all'inizio dell'anno è nato il progetto europeo Creep che, con tecnologie e soluzioni avanzate di intelligenza artificiale, individua sul nascere e previene gli effetti del cyberbullismo tramite il monitoraggio dei social media con assistenti virtuali attivi h24: i chatbot.

A distanza di alcuni mesi dal lancio, ecco i primi risultati. "Le vittime di cyberbullismo - racconta Serena Bressan, project manager della Fondazione Kessler, che ha coordinato il progetto - sono prese di mira non soltanto sui social network più noti, ma anche su piattaforme meno note, come ThisCrush. Con Creep, riusciamo non solo a 'proteggere' i ragazzi bullizzati, ma anche a persuadere gli autori a desistere: capiscono che la Rete non è terra di nessuno".

Avviato in Trentino, il progetto - promosso e finanziato da Eit Digital - si propone di allargare nei prossimi anni il raggio di azione in Italia ed Europa. Creep si avvale in particolare di un software di analisi semantica, che aiuta ad analizzare i social network grazie all'intelligenza artificiale, monitora le interazioni potenzialmente più critiche e individua la caratteristiche dei profili ritenuti più a rischio. Un chatbot, un assitente virtuale, pone domande alla potenziale vittima di cyberbullismo fornendo un primo supporto e individua il 'bullo della Rete', cercando di persuaderlo a desistere, spiegandogli perché sbaglia.


Come funziona Creep


Car sharing nella P.A, a Trento è rivoluzione mobilità

Abbattimento dei costi e auto in condivisione per la sostenibilità

Un passo avanti si sta facendo anche per quanto riguarda la mobilità della pubblica amministrazione.

L'auto aziendale, qui, non è più personale la vettura pubblica è da preferire alla propria durante il lavoro. La rivoluzione della mobilità è già a buon punto nella Pubblica Amministrazione della Provincia autonoma di Trento. Il risparmio economico, la salvaguardia dell'ambiente, la diminuzione dei parcheggi necessari sono soltanto alcuni dei pilastri del car sharing/car pooling attivato per i dipendenti pubblici.

I numeri sembrano dar ragione a una scelta che - comunque - deve ancora essere portata a compimento definitivo. Le nuove auto - circa 170 - sono tutte di ultima generazione, a basso impatto ambientale; molte sono ibride e alcune totalmente elettriche. Costano all'amministrazione poco più di 15 cent/km a fronte dei 50 rimborsati ai dipendenti che usavano le vetture private per motivi di lavoro. Ogni veicolo percorre 15mila chilometri l'anno, a fronte dei circa 5mila della precedente gestione.

A disposizione dei dipendenti ci sono berline e station wagon, furgoni e suv. Su tutte è installata una black-box, che permette non soltanto di localizzare il mezzo, ma anche di monitorarne l'uso, le modalità di guida e le eventuali infrazioni al codice stradale.

Muovere un passo di questo genere ha richiesto la dismissione del vecchio parco auto di proprietà dell'amministrazione (passato a chi ha vinto la gara per la fornitura delle nuove vetture), l'acquisizione del nuovo (in leasing, ritenuto più conveniente) ma soprattutto è stato necessario 'far cambiare mentalità', per dire addio all'auto propria in favore di quella dell'amministrazione. Magari anche da condividere con i colleghi se si percorrono strade comuni.

Accettare la condivisione ha richiesto un cambiamento notevole ma che - racconta chi segue il progetto da vicino - sta facendo breccia. Certo - ammettono i dirigenti del settore - ancora c'è da compiere una lunga strada e il parco deve essere ampliato: il rapporto tra il vecchio e il nuovo è di circa 1 unità a 3. E più o meno il medesimo rimane il rapporto dei km percorsi ogni anno: sono 15mila per ciascuna vettura, circa un terzo rispetto a prima.

Per adesso sono coinvolti solamente i mezzi con targa civile, ma il prossimo passaggio è quello di rinnovare, con le medesime modalità, il parco auto con targhe speciali (protezione civile, polizia urbana) fino ad arrivare ai grandi mezzi, come escavatori e camion.