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Micaela Ramazzotti, io, le mie donne storte e la regia

Con la figlia Anna a Giffoni, "i ragazzi fortificati dal Covid"

Salerno ANSAcom
Accompagnata dalla figlia Anna, Micaela Ramazzotti è stata ospite della terza giornata del Giffoni Film Festival, in corso fino al 30 luglio a Giffoni Valle Piana. E' la sua prima volta al festival per ragazzi e sua figlia, "una vera forza della natura, grande appassionata di cinema", le ha chiesto di accompagnarla. "Credo che sarò io - spiega l'attrice - ad avere un regalo dai ragazzi di Giffoni, c’è tanto da imparare da questi giovani che hanno vissuto un periodo molto complicato con la pandemia. Si sono trovati ad affrontare una quotidianità innaturale, ad andare a scuola con la mascherina, a non poter passeggiare con i propri coetanei. Questa cosa, però, li ha fortificati. E’ stato un periodo difficile per tutti. Penso a chi ha perso un familiare, un proprio caro per il Covid e a loro va il mio abbraccio”.
Proprio in questo periodo ha realizzato uno dei suoi ultimi progetti, ovvero la regia del suo primo film, Felicità. Nonostante abbia preferito non sbilanciarsi tanto, ha raccontato che questo lavoro le ha dato “molta energia e grinta. Il cast è composto da attori fuoriclasse. Devo ringraziarli per aver accettato i ruoli già alla prima stesura. Se continuerò a fare la regista – ha risposto ad un giornalista – dipenderà anche da voi e dai vostri giudizi”.
Ripercorrendo il suo passato, ha ricordato il primo consiglio ricevuto, quello di Carlo Verdone, “un vero maestro che mi disse 'Micae' vai e spacca tutto'. Fu un consiglio bellissimo dato con il mio linguaggio, ero una 19enne molto agitata. Non so se da ragazza volessi fare l’attrice. C’era in me la voglia di emancipazione e indipendenza. Mi è capitato. Mi è piaciuto e ho continuato. Volevo scappare da un contesto di periferia. Ho interpretato molti ruoli complessi. Dove c’è la problematicità, lì c’è la comprensione dell’altro. Continuerò sempre a fare questo genere di personaggi e mando un bacio a chi sta negli ospedali psichiatrici o sta effettuando un certo tipo di percorso. Mi è sempre piaciuto interpretare donne che vivono in mondi subalterni, di sfruttamento, donne storte che si trovano in contesti sociali difficili. Ho sempre pensato che chi soffre è più sensibile”.

 

In collaborazione con:
Giffoni Film Festival

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