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Il Perdono all'Aquila, card.Zuppi "città fiera verso futuro"

L'arcivescovo di Bologna apre la Porta Santa di Collemaggio

L'AQUILA ANSAcom

"L'Aquila è un luogo per me familiare. Anzi, è all'origine della mia famiglia, perché i miei genitori si sposarono proprio qui, l'anno dopo la fine della guerra e promisero di amarsi davanti al Vescovo dell'Aquila di allora, il Cardinale Confalonieri". E' uno dei primi passaggi dell'omelia del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita di Bologna, alla Messa di apertura della Porta Santa di Santa Maria di Collemaggio all'Aquila. Per la prima volta nella storia della Perdonanza Celestiniana l'evento è stato trasmesso su un'emittente nazionale, Tv2000, e sul sito internet del Vaticano www.vaticannews.va.
"Vorrei ricordare i miei genitori insieme ai vostri - ha detto Zuppi - non solo per ringraziarli, ma perché credo che dobbiamo tanto a questa generazione che ha ricostruito l'Italia. Molti 'nostri' vecchi hanno perso la vita in queste dolorose settimane, isolati, non accompagnati come avrebbero avremmo desiderato".
Zuppi ha ricordato che "San Celestino, uomo austero, senza compromessi, che indicò il cambiamento alla Chiesa e al mondo, proponendo il solo Vangelo, l'umiltà, la preghiera, il docile servizio agli altri, ci ha donato la Perdonanza per liberare il nostro cuore dal male che lo rende lupo degli altri uomini e di noi stessi e aiutandoci a sentire il paradiso del perdono". "Questo anno - ha proseguito Zuppi - si presenta particolare sia per le presenze necessariamente limitate sia perché siamo confrontati tutti con il male e capiamo con maggiore chiarezza l'importanza del perdono. Il male è sempre una pandemia: colpisce tutti e ognuno, si trasmette, ci rende contagiosi, ci fa credere di non stare sulla stessa barca e ci illude che pensando a noi stessi troviamo sicurezza dalla paura".
"In questo anno così particolare il Papa - ha detto ancora Zuppi - ha indicato alcuni motivi per chiedere perdono nell'omelia pronunciata in una Piazza San Pietro vuota, con il mondo intero abbracciato dalle braccia materne del colonnato, nel pieno della pandemia. Abbiamo creduto di vivere sani in un mondo malato e quindi siamo stati indifferenti verso la sofferenza altrui". E ha aggiunto: "Non c'è tempo da perdere e perderlo è davvero un peccato, come tutto ciò che divide, non ama e sciupa le opportunità e l'amore stesso, rendendolo mediocre o senza sapore. Ne sapete qualcosa voi - ha detto rivolgendosi agli aquilani - colpiti da quel terribile terremoto le cui ferite ci portiamo nel cuore, monito a non arrendersi per non essere mai complici del male! E L'Aquila non si arrende, non si è arresa e guarda con fierezza al futuro! Che sia sempre aiutata a costruirlo!".
Per l'arcivescovo di Bologna "se vogliamo guarire questo mondo dobbiamo modificare i nostri stili, difendere la vita sempre e con tutto noi stessi! Molti si chiedono dopo la pandemia: saremo diversi o torneremo quelli di prima? Dipende da noi. È la nostra scelta e responsabilità. Non perdiamo una sfida così importante per cambiare noi e rendere migliore il mondo, pensando soprattutto a chi viene dopo".

In collaborazione con:
Comune di L’Aquila - Comitato Edizione 726^ Perdonanza Celestiniana

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