Stefania Bariatti, presidente bipartisan per Mps

Esperta diritto internazionale. Fi la voleva nella Consulta

Un'esperta di diritto internazionale alla presidenza della nuova Mps. Con un profilo bipartisan, visto che gode sia della stima del governo, che l'ha candidata nella lista presentata dal Tesoro, nuovo azionista di riferimento del Monte, che del centro destra di Silvio Berlusconi che tre anni fa l'avrebbe voluta giudice della Consulta. Stefania Bariatti, 61 anni, eletta oggi alla presidenza della banca più antica del mondo, si è laureata in giurisprudenza nel 1979 alla Statale di Milano. E da allora ha fatto del diritto il fulcro della sua vita professionale, fino ad arrivare a un passo dall'elezione a giudice costituzionale, nel 2014, quando la sua candidatura, proposta da Forza Italia e sostenuta anche dal Pd, non riuscì a raggiungere i 570 voti necessari all'elezione, a causa del veto dei Cinque Stelle (che la bollarono come "impresentabile") e alle divisioni interne allo schieramento forzista.

Dopo la laurea Bariatti si dedica alla carriera accademica che la porta, nel 2002, a insegnare diritto internazionale alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano in qualità di professoressa ordinaria e a diventare prima senior associate, poi socio e infine consulente dello studio Chiomenti, uno degli studi di avvocati d'affari più noti in Italia. Dal 2013 diventa consigliere di amministrazione di Astm e presidente di Sias, le holding autostradali del gruppo di Beniamino Gavio. In passato era stata candidata senza successo anche per il cda di Telecom, 'bruciata' dagli scontri tra Telco e i fondi. La professione di avvocato - con una specializzazione su questioni antitrust, contenzioso e normative fallimentari internazionali - l'ha fatta lavorare per molte società quotate, tra cui la stessa Mediaset di Berlusconi, assistita con successo nella partita per l'annullamento delle multe dell'Antitrust sul presunto cartello con Sky relativo ai diritti tv.

Autrice di oltre 120 pubblicazioni su riviste giuridiche in in italiano, inglese, francese e tedesco (ma parla anche spagnolo e mastica anche un po' di russo), ha svolto incarichi consultivi a favore del Parlamento e della Commissione Europea, da ultimo in relazione alla riforma del regolamento europeo sulle procedure di insolvenza, oltre ad aver rappresentato il governo italiano in conferenze internazionali e nei lavori relativi ad alcune convenzioni internazionali. E chissà che un profilo internazionale così marcato non possa tornar buono quando, tra qualche anno, si dovrà trovare qualcuno a cui cedere il Monte e permettere ai contribuenti di rientrare degli oltre 5 miliardi di euro spesi per salvarlo.

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