• India - Decine di coppie ancora senza i figli nati da uteri in affitto

India - Decine di coppie ancora senza i figli nati da uteri in affitto

25 maggio

Redazione ANSA NEW DELHI

Tra gli incontri più attesi in India dopo l'alleggerimento del lockdown, ci sono quelli tra varie decine (ma qualcuno parla di centinaia) di genitori e dei figli neonati che non hanno mai visto. Sono i bambini partoriti nelle scorse settimane da madri surrogate e poi rimasti separati dai genitori biologici nelle cliniche, dove vengono accuditi e nutriti dagli operatori sanitari che li hanno fatti venire al mondo.
    Una situazione paradossale: nel solo Akanksha Hospital and Research Institute di Anand, in Gujarat, dal 25 di marzo sono nati 28 bambini, e almeno dieci di loro attendono ancora i genitori biologici che fremono per poterli cullare tra le braccia. Anand è la città diventata famosa negli anni recenti come capitale indiana dell'utero in affitto. In India, infatti, la legge ha consentito a lungo la pratica, in un Far West del tutto privo di tutele per le donne che prestavano l'utero: un business milionario che, secondo i calcoli, ha fatto nascere ogni anno circa 1500 bambini da coppie che arrivavano da tutto il mondo e che ha portato a ingenti guadagni.
    Il quadro è cambiato dallo scorso dicembre, quando il parlamento indiano ha approvato una legge severa, che vieta la maternità surrogata e la limita a rarissimi casi, solo tra parenti.
    In quel momento, tuttavia, molte gravidanze erano già avviate e la nuova legge non ha potuto fermarle. A quel punto è arrivato il Covid-19, e ai nove mesi "canonici" di attesa si sono aggiunti i quasi sessanta giorni del lockdown. Ma per i genitori biologici originari di Stati diversi, la via crucis non è ancora finita: per tutti, una volta arrivati ad Anand, prima di poter stringere tra le braccia i loro figli saranno necessarie due ulteriori settimane di quarantena. 
   

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