Doping: positiva la paralimpica Martina Caironi

Aveva conquistato l'oro a Londra e portabandiera a Rio, l'azzurra ha fallito il test Nado

Martina Caironi, medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Londra nei 100 metri e portabandiera della rappresentativa italiana a quelle di Rio de Janeiro, è risultata positiva a un test antidoping a sorpresa ordinato da Nado Italia.  La sostanza proibita rinvenuta è un metabolita di steroide anabolizzante.

"Questa notizia è un fulmine a ciel sereno. Martina è sempre stata un'atleta esemplare sia in pista che nella vita". Così il presidente del comitato paralimpico, Luca Pancalli, in una dichiarazione all'ANSA sulla positività al doping di Martina Caironi. "Prima di esprimere ogni giudizio - dice Pancalli - vogliamo conoscere a fondo la vicenda sempre nella consapevolezza che saranno gli organi preposti a valutare il caso. Al momento non possiamo che esprimere sorpresa per una campionessa che ha sempre fatto parlare di sé prima di tutto per gli eccezionali risultati sportivi".

"Conosco la sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto: l'ho acquistata a gennaio dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere". Martina Caironi, in una dichiarazione all'ANSA, spiega così la positività al doping. L'azzurra spiega di aver usato in questi mesi la crema e che "all'ultimo controllo di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera". La campionessa azzurra, che da domani sarebbe stata impegnata a Dubai per i mondiali di atletica paralimpica, spiega di aver avuto l'ok all'uso della pomata. "In attesa dell'esito delle controanalisi del campione B - sottolinea l'atleta - sono a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. E che ho comprato nel gennaio 2019 dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti. A gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere impiegata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE (esenzione per uso terapeutico ndr) per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all'ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Ora mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera".

 

   

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