Toscana

Donato agli Uffizi il 'Conte Ugolino' di Fra' Mascagni

Regalo nell'anno dei 700 anni della morte di Dante Alighieri

(ANSA) - FIRENZE, 08 SET - Regalo 'dantesco' agli Uffizi: grazie a Friends of The Uffizi Gallery, il ramo americano degli Amici degli Uffizi, entra in collezione 'Il Conte Ugolino' dipinto da Fra' Arsenio Mascagni (al secolo Donato Mascagni, 1570-1637) all'inizio del '600. Spiega il direttore Eike Schmidt: "Grazie al dono generoso dei nostri amici americani, il museo si arricchisce di un'opera rara e sofisticata, testimonianza precoce della fortuna della divina commedia nella cultura figurativa monumentale".
    L'opera è un olio su tela raffigurante 'Il Conte Ugolino'. E' una pittura di grandi dimensioni e anche per questo di notevole impatto, verrà presto esposta, in via temporanea, nella sala della Niobe al secondo piano della Galleria delle Statue e delle Pitture, dove rimarrà fino alla fine dell'anno. Il dipinto si lega a uno degli episodi più celebri della Divina Commedia, descritto nel XXXIII canto dell'Inferno. Ne è protagonista il conte Ugolino Della Gherardesca, colpevole di tradimento della patria tanto che Dante lo inserisce nel nono cerchio, il più profondo e vicino a Lucifero. Nella realtà storica il nobile pisano venne rinchiuso insieme a due figli e due nipoti nella Torre Muda a Pisa, e lì condannato a morire di fame.
    Il Poeta narra la vicenda concludendola con il celebre verso "Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno" ricordando come Ugolino per disperazione si fosse cibato della carne dei congiunti: una parte della storia efferata e cruenta che l'artista ha evitato, preferendo il momento non meno drammatico (ma molto meno truce) delle ultime fasi della loro lenta agonia.
    Nel dipinto viene rappresentata la scena che precede il tragico epilogo, quella corrispondente alla terzina "come un poco di raggio si fu messo/nel doloroso carcere, e io scorsi/per quattro visi il mio aspetto stesso". L'attribuzione si deve a Mina Gregori, pioniera degli studi sul '600 fiorentino. Il valore dell'opera è dato anche dalla rarità del soggetto. Dal Medioevo si conosce un numero cospicuo di illustrazioni della Divina Commedia su carta, mentre fino all'800 le rappresentazioni in pittura o scultura di episodi danteschi costituiscono una vera rarità. (ANSA).
   

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