Scontro Vaticano-Usa, 'Trump strumentalizza Papa'

Redazione ANSA

E' uno scontro che sfiora addirittura la crisi diplomatica quello tra Santa Sede e governo degli Stati Uniti, dopo l'attacco di alcuni giorni fa del segretario di Stato Usa Mike Pompeo al Vaticano, cui ha intimato di non rinnovare l'accordo con la Cina sulle nomine dei vescovi. Quell'uscita non è passata certo indenne oggi, nella prima giornata della visita di Pompeo a Roma, in cui - in occasione del simposio sulla libertà religiosa cui hanno partecipato anche il card. Pietro Parolin e il 'ministro degli Esteri' mons. Paul Gallagher - gli esponenti vaticani hanno accusato l'amministrazione Trump di voler "strumentalizzare" il Papa nell'attuale campagna elettorale. Ma le posizioni, sempre sul colosso orientale, di Pompeo - secondo cui "il Partito comunista cinese sta cercando di sfruttare la propria presenza in Italia per i propri scopi strategici, non sono qui per fare partenariati sinceri, e che nella conversazione con Giuseppe Conte gli ha chiesto "di fare attenzione alla privacy dei suoi cittadini" per quanto riguarda la creazione della rete 5G - scontentano anche sia il premier che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. E' quest'ultimo, in particolare, si sente in dovere di precisare che "abbiamo ben presenti le preoccupazioni" dei nostri alleati americani e "l'Italia è pienamente conscia di assicurare la sicurezza delle reti 5G", mentre "l'Italia è saldamente ancorata agli Usa e all'Ue a cui ci uniscono i valori e gli interessi comuni ai Paesi Nato". Per l'Italia, comunque, "ci sono alleati, interlocutori e partner economici. Un Paese come il nostro è aperto a possibilità di investimento, ma mai fuori dai confini" dell'Alleanza Atlantica. Il muro contro muro tra Pompeo - che domani in Vaticano sarà ricevuto non dal Papa ma dal card. Parolin - e i rappresentanti d'Oltretevere si consuma al simposio sulla libertà religiosa organizzato all'Hotel Excelsior dall'Ambasciata Usa presso la Santa Sede. E all'uscita, alla domanda se ci sia stato un tentativo del governo Trump di "strumentalizzare il Papa" in queste battute finali di campagna elettorale, il segretario per i Rapporti con gli Stati mons. Gallagher risponde che "sì, e questa è proprio una delle ragioni per cui il Papa non incontrerà il segretario di Stato americano Mike Pompeo". "Normalmente quando si preparano le visite a così alti livelli di ufficialità si negozia l'agenda in privato e confidenzialmente. E' una delle regole della diplomazia, dando la possibilità a entrambi di definire il simposio, non dando le cose per fatte", lasciando così intendere che l'amministrazione Usa ha agito unilateralmente rispetto all'organizzazione del convegno", dice, visibilmente irritato, il 'ministro degli Esteri' del Papa. Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, con i giornalisti manifesta "sorpresa", più che "irritazione", per la sortita di Pompeo contro l'accordo Vaticano-Cina in via di rinnovo il mese prossimo a due anni dalla firma 'ad experimentum': "sorpresa perché era già in previsione una visita a Roma in cui Pompeo avrebbe incontrato dei vertici della Santa Sede, e ci sembrava quella la sede più opportuna e più adatta per parlare di queste cose e lo faremo". La linea distensiva con la Cina, in ogni caso, "andrà avanti, da parte nostra c'è questa volontà". E anche per Parolin, "usare questo argomento", quello della libertà religiosa e quello dell'accordo sulla nomina dei vescovi in Cina "è la cosa più opportuna se quello che si vuole ottenere è il consenso degli elettori, ma non è la maniera di farlo perché questa è una questione intra-ecclesiale". Nel convegno sulla libertà religiosa, comunque, Mike Pompeo è andato dritto per la sua strada. "In nessun luogo la libertà religiosa è sotto attacco più che in Cina", ha ammonito, e la Chiesa cattolica deve ritrovare il "coraggio" che aveva ai tempi di papa Wojtyla, che "ha reso testimonianza al suo gregge sofferente e ha sfidato la tirannia".

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