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Giorno ricordo, Assemblea valdostana omaggia vittime foibe

Bertin, no a strumentalizzazioni ma solo rispetto per dramma

"Oggi facciamo memoria di un passato particolarmente cruento come quello della seconda guerra mondiale, scatenata da regimi dittatoriali fondati su ideologie razziste, che hanno distrutto la vita di milioni di persone e che hanno oscurato la cultura europea. Il ricordo non vuole strumentalizzazioni politiche ma solo rispetto per il dramma vissuto nella difficile complessità degli avvenimenti che si consumarono nel territorio di confine dell'Alto Adriatico e ci porta a riflettere sui fenomeni degli esodi forzati della popolazione, ancora oggi attuali". Lo ha sottolineato il Presidente del Consiglio Valle, Alberto Bertin, aprendo il dibattito in aula in occasione del Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe.
    "Questa storia non basta da sola - ha detto Andrea Manfrin (Lega Vda) - a definire le infinite e ingiustificate violenze cui vennero sottoposti i nostri connazionali, che gli storici indicano essere circa 10mila: persone cadute non perché stessero combattendo, ma solo perché erano italiani, rappresentanti di una terra e di un'identità diversa che i partigiani comunisti sloveni volevano occupare. Altrettanto drammatico è l'esodo di 300 mila persone che furono cacciate dalle loro case, che dovettero lasciare tutto per finire in una terra sconosciuta e lontana che non potevano chiamare casa. Ecco perché nasce questo giorno e perché è importante celebrare oggi il Giorno del Ricordo".
    Albert Chatrian (Alliance valdotaine-Vda Unie) ha osservato: "Abbiamo il dovere di preservare la verità storica di un dramma che è costato la vita di numerosi innocenti e obbligato numerose famiglie a lasciare le proprie case. Vogliamo interpretarlo come un avvertimento che la storia ci offre contro i totalitarismi, la discriminazione etnica e sociale. Ma innanzitutto siamo chiamati a lottare contro l'indifferenza che troppo spesso affligge la nostra società. Abbiamo il dovere di costruire una memoria collettiva capace di superare le divisioni e basata sui valori positivi della democrazia".
    "La condanna dell'Union valdotaine - ha aggiunto Aurelio Marguerettaz - è senza se e senza ma: una condanna contro ogni forma di discriminazione, di violenza, di pulizia etnica, proprio perché siamo una comunità fiera che vuole mantenere le proprie tradizioni e la propria cultura. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle le violenze nazifasciste che hanno cercato di annientare la nostra piccola comunità, ma la condanna non deve essere condizionata dal nostro passato: come istituzioni dobbiamo fare uno sforzo in più, perché la condanna deve essere universale, a prescindere dalla vicinanza e dal vissuto, perché le violenze compiute lontano da noi non sono meno violente, e la tragedia delle foibe è stata terribile".
    Erika Guichardaz (Pcp) ha precisato: "E' necessario ribadire l'importanza di questo Giorno come monito sulle degenerazioni degli estremismi ideologici e dei totalitarismi. Spesso viene riportata una visione parziale e distorta di quanto accadde sul confine orientale, sovrapponendo le "foibe" e l'"esodo". I crimini commessi in questo periodo sono un enorme non detto e la rimozione alimenta la falsa credenza negli "italiani brava gente". In quel periodo furono portate avanti politiche di italianizzazione con azioni aggressive contro le minoranze che rifiutavano di adeguarsi. Noi valdostani sappiamo bene cosa vuol dire tutto questo e ci battiamo da sempre per il nostro particolarismo. Questa giornata è importante per condannare ogni forma di odio che genera violenza".
    Andrea Padovani (Fp-Pd) ha infine sottolineato: "Nel celebrare il Giorno del Ricordo è importante premettere che ogni singola vittima merita rispetto, ma usare questa ricorrenza per fare propaganda anti anti-fascista è cattiva memoria e non rispetta le vittime vere. La modalità con cui certa politica affronta questo Giorno rischia di far passare i fascisti per vittime e tutte le vittime per fascisti. Bisogna ricordare il contesto storico e geopolitico di quel periodo in cui, con il regime fascista, le popolazioni slave furono sottoposte a un'italianizzazione forzata e a soprusi. Tutte pratiche utilizzate anche nella nostra regione. Bollare tutto questo come l'Auschwitz italiana è una provocazione meschina. Il paragone storico con la Shoah non regge".

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