Bianco latte, un colore per l'eternità

Bologna - Inaugurazione

La Raccolta Lercaro si arricchisce di 14 vasi antichi provenienti dalla collezione d’arte del cardinale Giacomo Lercaro che, esposti oggi per la prima volta, entrano a far parte del percorso permanente.

Alla presentazione al pubblico del 22 dicembre prendono parte
S.E. Mons. Matteo Zuppi,
Arcivescovo di Bologna
S.E. Mons. Ernesto Vecchi,
Presidente della Fondazione Lercaro
Dott. Luigi Malnati,
Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città di Bologna
Dott. Gianpiero Calzolari,
Presidente del Gruppo Granarolo
Andrea Dall’Asta SJ,
Direttore della Raccolta Lercaro

Si tratta di splendidi reperti della Puglia preromana, in ottimo stato di conservazione e verosimilmente derivanti da contesti funerari.
Tre esemplari, in particolare, sono di grande interesse poiché testimoniano la straordinaria raffinatezza figurativa e culturale di quest’area dell’Italia meridionale che, sul finire del IV secolo a.C., si concretizza in una produzione ceramica dai tratti originali.
Il filo conduttore che dà il titolo all’esposizione e ne restituisce il senso complessivo è rappresentato proprio dal colore bianco-latte presente nelle decorazioni di questi tre crateri apuli – due decorati nella tecnica “a tempera” e uno a figure rosse – collocabili tra la seconda metà del IV e l’inizio del III sec. a.C. e fulcro dell’esposizione. Fragile nella conservazione ma forte nell’impatto visivo, la tonalità bianca assume qui una valenza simbolica legata ai temi escatologici e alla concezione dell’individuo in relazione al passaggio dalla vita alla morte.
Si tratta infatti di ceramiche destinate a un uso funerario, concepite fin dalla produzione per la tomba: la loro destinazione è dichiarata in modo esplicito non solo dai soggetti raffigurati ma anche dal fondo aperto, che ne impedisce un impiego pratico.

Accanto a questi tre bellissimi vasi sono esposte altre significative ceramiche appartenenti a periodi e contesti culturali diversi: dalle suggestive olle subgeometriche daunie con decorazione monocroma di colore bruno (VI-V sec. a.C.) agli eleganti skyphoi (coppe per bere) ed epichyses (brocche) nello stile di Gnathia (fine IV-primi III sec. a.C.); da un bel cratere apulo a campana decorato a figure rosse (metà IV sec. a.C.) recante un’iconografia che rimanda a Dioniso, dio del vino, fino a produzioni più di massa rappresentate da una coppa-skyphos per bere e dal coperchio di un contenitore legato al mondo muliebre (seconda metà del IV sec. a.C.).

Questo nucleo espositivo, che si inserisce come novità nel percorso permanente della Raccolta Lercaro, si pone come un’ulteriore occasione di riflessione e arricchimento culturale offerto dal museo: rappresenta infatti una finestra aperta sul dialogo, sempre attuale, tra la vita e la morte e una testimonianza concreta del profondo bisogno di speranza che da sempre abita il cuore dell’uomo.

Il restauro e l’esposizione sono stati possibili grazie al contributo del Gruppo Granarolo.
L’intero progetto è frutto di un importante rapporto di collaborazione tra la Fondazione Lercaro, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, e molteplici professionalità.



Via Riva di Reno, 57, Bologna

+39.051472078

http://www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/bo_lercaro_2017.htm

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