Bmw M compie 50 anni, tavola rotonda con Giorgetto Giugiaro

Designer torinese negli anni '70 disegnò la supercar M1

Redazione ANSA ROMA

I 50 anni della divisione BMW Motorsport GmbH che fu fondata il 24 maggio 1972 con l'intenzione di realizzare vetture sportive, sia stradali che da competizione, sono stati ricordati con una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Franciscus van Meel, attuale CEO della BMW M, Jochen Neerpasch, pilota e fondatore della BMW M nel 1972, Adrian van Hoydoonk, designer e attuale responsabile del design di tutto il Gruppo BMW e il designer torinese Giorgetto Giugiaro che disegnò la M1. Il dibattito si è svolto nell'ambito del Concorso di Eleganza di Villa d'Este a Como di cui Bmw Classic è fra gli organizzatori.
    La nascita di questo reparto della casa bavarese si deve all'ex-pilota Jochen Neerpasch che colse l'interesse del costruttore per un team che facesse tesoro dei risultati ottenuti dalle Bmw in ambito sportivo, sviluppando vetture ad alte prestazioni. Neerpasch, durante il dibattito, ha ricordato che radunò un team composto da soli 8 uomini compreso egli stesso, mettendolo al lavoro sul primo progetto. La prima auto ufficialmente firmata M fu anche la prima Bmw nata da un progetto specifico per le competizioni e non derivata dai modelli stradali: la M1 era una berlinetta a due posti con motore posteriore centrale, destinata al campionato ProCar.
    Una supercar che di fatto è nata in Italia. Per il telaio, infatti, l'incarico fu dato da Bmw alla Lamborghini che a sua volta si rivolse l'ingegnere Gian Paolo Dallara mentre per la carrozzeria si affidò all'Italdesign di Giorgetto Giugiaro. Il designer torinese, nel corso della tavola rotonda, ha svelato un aneddoto del progetto M1: all'inizio il suo apporto era solamente progettuale, poi per problemi sopraggiunti in Lamborghini gli venne chiesto di occuparsi anche della produzione e dell'assemblaggio finale. Fu quella l'unica esperienza "costruttiva e produttiva" dell'Italdesign ma che consentì all'azienda di acquisire un'esperienza importante nel proseguo della fornitura indipendente di servizi di design e ingeneering per l'automotive. Oggi le nuove concept car sono tutte inevitabilmente orientate alla propulsione elettrica ma Giugiaro ha ricordato che negli anni '90 la massima aspirazione erano i prototipi spinti da possenti motori V12. Tra il 1991 e il 1993, in collaborazione con Bmw, Giugiaro ne ha create ben 3 contraddistinte dal suggestivo nome Nazca. Il centro stile di Giorgetto Giugiaro ai tempi veniva da una serie di concept car caratterizzata da forme affusolate e avveniristiche con alcuni tratti in comune: la Incas con meccanica Oldsmobile nell'86, le Aspid e Aztec nell'88, la Bugatti ID90 nel '90. Quest'ultima in particolare è stata presa a modello, adattando il design allo stile Bmw e realizzando il primo progetto con la firma del giovane Fabrizio Giugiaro presentato al Salone di Ginevra del 1991. Il nome era BMW Nazca M12. A metà tra le vetture di Formula 1 e le Sport Gruppo C, aveva una carrozzeria in fibra di carbonio dalle linee molto fluide che evocano quelle di una supercar e anche il telaio era realizzato in fibra di carbonio, cosa che nel contesto dei primi Anni '90 era piuttosto impressionante, e garantiva un peso piuma di circa 1.100 kg.
    Ricco lo scambio di opinioni anche sulle auto di oggi e su quelle future: Giugiaro in particolare ha sottolineato che oggi "si dovrebbe fare più attenzione a non inseguire gli eccessi, a perdersi in fronzoli estetici, a curare gli orpelli". Secondo il designer presidente del GFG Style la ricerca di uno stile troppo spesso è barocco, carico di elementi, di cromature e sproporzioni che inficia la pulizia estetica finale dell'autoveicolo.
    Giugiaro ha ammonito gli attuali designer anche sul percorso creativo che porta alla progettazione delle auto elettriche contemporanee: "per distinguere ed enfatizzare i contenuti tecnologici rischiano di appesantire e corrompere il risultato visivo. Pur con la consapevolezza che sono il marketing e la concorrenza tra i brand a dettare legge, il monito è di osare nel ricercare forme e volumi più semplici, puliti ed essenziali, dove vincono le giuste proporzioni e il buon gusto".

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