La Urbino di Federico, crocevia delle Arti nel Rinascimento

I 600 anni del Duca da Montelfeltro. Città celebra i suoi fasti

di Luciano Fioramonti ROMA

 (ANSA) - URBINO, 26 GIU - Urbino crocevia delle arti nel Rinascimento come lo furono Parigi tra la fine dell'800 e primi decenni del Secolo Breve e New York negli anni Cinquanta e Sessanta. Ma se nelle grandi metropoli il cambiamento e l' esplosione di energia furono l' effetto di un fermento culturale, l' invenzione del piccolo centro come fucina della creatività dell' epoca fu merito principalmente della visione acuta di Federico da Montefeltro. Al Duca, per celebrare i 600 anni della nascita, la Galleria Nazionale delle Marche dedica fino al 9 ottobre la mostra appena inaugurata a Palazzo Ducale, full immersion in un periodo cruciale non solo per la città e la sua corte ma per la storia dell'arte italiana. Ottanta le opere tra pitture, sculture, disegni, medaglie, affreschi staccati e codici scelte dai curatori Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Giovanni Russo per raccontare come Federico da Montefeltro e il suo architetto prediletto, il senese Francesco di Giorgio, cambiarono Urbino. Per un terzo arrivano da paesi europei e Stati Uniti. Ad aggiungere valore storico sarà la mostra nella prima sala dell'Appartamento degli Ospiti che presenta la ricostruzione di sei abiti storici: due richiamano l' abbigliamento del celebre Dittico di Urbino custodito agli Uffizi; gli altri quattro sono rifacimenti di capi del periodo.
    Fu proprio nelle corti italiane del secolo XV, tra le quali spiccava appunto Urbino, che si affermò il concetto moderno di eleganza, l' attenzione e la cura del vestiario come espressione di rango e status symbol.
    ''Il Duca Federico - spiega Luigi Gallo, direttore della Galleria Nazionale delle Marche - seppe trasformare Urbino in una capitale del Rinascimento: alla sua corte si incontrarono artisti e letterati di estrazione e provenienza diversa le cui reciproche influenze generano un clima culturale che si ripercuoterà nei decenni a venire''. In quell' ambiente si incontrarono pittori come Piero della Francesca, Giusto di Gand, Pedro Beruguete e Luca Signorelli, gli architetti Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini e Donato Bramante. ''Fu l'humus dal quale fiorì la genialità di Raffaello e sul quale, Baldasar Castiglione, plasmò il Cortegiano'' aggiunge Gallo.
    Il racconto, sviluppato in sette sezioni, prende le mosse dalla fine del Quattrocento quando Francesco di Giorgio viene incaricato del ruolo di 'architettore' del duca, assumendo le funzioni anche di soprintendere ai lavori strutturali e decorativi per la fabbrica del palazzo. In quegli anni, anche per la presenza più costante di Federico da Montefeltro, Urbino diviene un vero snodo cosmopolita delle arti. La seconda sezione documenta la convocazione di Di Giorgio a Urbino, dove la sua presenza a corte è accertata almeno almeno dal 1477. Dell' architetto viene descritta anche la raccolta di bronzi da lui realizzati nel periodo feltresco di attività insieme con alcune opere rilevanti di plasticatore, come la Deposizione della chiesa del Carmine di Venezia, sullo sfondo della quale ritrasse Federico da Montefeltro con il giovanissimo figlio Guidubaldo, verso il 1475. La "Pittura di corte all'ombra di Piero della Francesca", mostra alcune tra le opere più significative realizzate dal maestro nei suoi anni di attività urbinate: la Madonna di Senigallia, con gli sfondi architettonici misurati e razionali che sembrano ispirarsi agli interni del palazzo di Urbino. E Luca Signorelli con la tavola del Ritratto di Guidubaldo bambino di cinque anni, conservata nella Collezione Thyssen di Madrid. Spazio particolare, infine, a come la pittura di quegli anni a Urbino produsse sperimentazioni straordinarie sulla prospettiva con il contributo anche di maestri fiamminghi come Giusto di Gand o il castigliano Pedro Berruguete. (ANSA).
   

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