Mostre: la mafia e la sua storia raccontate per immagini

A Palermo un percorso espositivo con la tecnica 3.0

Redazione ANSA PALERMO

di Franco Nicastro (ANSA) - PALERMO, 17 DIC - Il primo impatto emotivo con i crimini della mafia nasce dalle immagini della strage di Capaci.
    La grande foto dell'attentato sull'autostrada è accompagnata dalle concitate comunicazioni tra le volanti della polizia e la Questura che ricreano l'atmosfera drammatica di quei momenti. Ma questo è solo il biglietto da visita della mostra "No mafia emotion 3.0", presentata in anteprima a Palermo, che sperimenta nuove forme di narrazione con gli effetti simbolici innescati dagli scatti di vari fotoreporter e dai video delle teche Rai.
    L'idea progettuale è di Ario Mendolia, i testi di Umberto Santino e Giovanni La Fiura del centro Impastato, curatori dell'esposizione che occupa un piano dell'edificio assegnato a "No mafia memorial". Il percorso si inoltra lungo quattro ambienti secondo un impianto narrativo che nel salone del "Caos", come è stato chiamato, propone un ricco campionario di materiali audio-video per un incalzante riassunto delle stragi di mafia degli anni Ottanta. Un "muro" con le voci e i volti dei protagonisti composti in una deformazione spaziale è il secondo ambiente che viene idealmente attraversato con un'operazione simbolica di demolizione del ramificato sistema criminale della mafia.
    Tra installazioni e documenti visivi da qui si accede a un altro spazio chiamato "La torre delle vittime" nella quale sono composti i volti di chi è stato eliminato perché con la propria azione repressiva o con lo sguardo politico orientato verso la legalità costituiva un pericolo concreto per gli interessi criminali. Da questa "torre" sono precipitati tanti: magistrati, giornalisti, poliziotti, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre e Piersanti Mattarella. Uno scatto di Letizia Battaglia ripropone un'immagine sconvolgente: riprende il presidente della Regione propugnatore delle "carte in regola" raccolto, ormai in fin di vita, dal fratello Sergio poi diventato capo dello Stato.
    Il quarto ambiente, che conclude il percorso espositivo, propone una ricostruzione al computer della storia della mafia fin dalle origini, ai primi del Novecento anche se, come dice Santino, la "cosa" esisteva prima del nome. Il racconto è diretto e sarà incrementato con altri materiali.
    La mostra è stata pensata per un grande pubblico ma soprattutto per i giovani e per le scuole che sono già in fila.
    Il progetto è aperto perché, sottolinea ancora Umberto Santino uno dei più attenti studiosi della mafia, "siamo ai primi passi". I curatori pensano di arricchire il percorso narrativo con un "impegno collettivo che lo faccia diventare un patrimonio comune".
    Ma per questo sono necessari altri spazi. L'idea di Santino è quella di non fare diventare "No mafia memorial" un contenitore ma uno spazio di "incontri, studio e riflessione". (ANSA).
   

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