Teatri storici del Polesine, dal trionfo al buio

A Rovigo una storia di grande arte tra Gigli, Callas e Pavarotti

di Marzia Apice ROVIGO

ROVIGO - L'amore di un territorio per l'opera e il balletto, il coinvolgimento di una comunità operosa e appassionata d'arte, la fioritura di teatri preziosi come gioielli, l'emozione di debutti esaltanti, come quello di Beniamino Gigli, e di concerti indimenticabili di artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Antonio Cotogni, Maria Callas, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato e Katia Ricciarelli. Poi la crisi economica e il definitivo tramonto di un'epoca d'oro. E' una storia affascinante, fatta di trionfi e di decadenza, quella raccontata da "Quando Gigli, la Callas e Pavarotti... I Teatri Storici del Polesine", mostra allestita a Palazzo Roncale di Rovigo, che sarà inaugurata in modalità digitale il 20 aprile (visibile anche sulla pagina Facebook di Palazzo Roverella/Palazzo Roncale) e che sarà fruibile in presenza fino al 4 luglio non appena la regione Veneto diventerà di colore giallo.

Concepita come un percorso nella storia dell'architettura e del costume intrecciato a musica e immagini affascinanti, l'esposizione - a cura di Maria Ida Biggi con Alessia Vedova, da un progetto di Sergio Campagnolo - racconta la nascita tra Ottocento e Novecento nel territorio del Polesine, non solo nella città di Rovigo ma anche in piccoli paesini, di una cinquantina di teatri storici, fioriti grazie all'impegno di cittadini che per tenerli in attività non esitarono ad autotassarsi (proprio perché nati una "società" di persone, i teatri presero il nome di Teatri Sociali). Di questo patrimonio sopravvivono oggi solo sette teatri, e su questi la mostra si concentra documentandoli attraverso affiche, libretti d'opera spesso autografati dai maggiori compositori, foto dedicate dai grandi interpreti, diversi e importanti filmati, scenografie, costumi, ma anche grazie alle immagini realizzate dal fotografo Giovanni Hänninen e ai video girati da Alberto Amoretti.

Gli altri teatri purtroppo, a causa della profonda crisi che colpì duramente il Polesine nel Novecento, sono stati abbandonati o abbattuti o trovarono una seconda (purtroppo breve) vita come cinema: di questi solo gli archivi conservano memoria. In quest'ottica la mostra assume ancora maggiore importanza, per valorizzare e non spegnere i riflettori su un patrimonio artistico e culturale unico. Grazie ai documenti e alle immagini in mostra, sembra davvero di veder di nuovo in attività quei teatri, di sentire la musica nell'aria e di respirare il fascino di serate dal valore straordinario. E, attraverso la memoria di questi teatri, si rende omaggio a tanti eccellenti artisti che nei teatri del Polesine espressero la propria arte: Beniamino Gigli che, appena prima dell'entrata dell'Italia nelle Grande Guerra, debuttò ne La Gioconda di Ponchielli; o Renata Tebaldi, anche lei debuttante nel '44 a Rovigo nel Mefistofele di Arrigo Boito. E ancora Maria Callas, che nel '48 interpretò il ruolo di Aida, e Luciano Pavarotti che nel 1962 vestì i panni del Duca di Mantova nel Rigoletto.   

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