Il mistero del bastone Fiji svelato dal radiocarbonio

Test retrodata di due secoli reperto in mostra a Venezia

Silvia Lambertucci ROMA

VENEZIA - Non solo fascinosi oggetti di produzione ottocentesca. Un test al radio carbonio condotto su uno degli splendidi 'bastoni del comando" oceanici in mostra fino al 13 marzo a Palazzo Franchetti a Venezia, ne rivoluziona l'origine provando che l'oggetto proveniente dalle Fiji potrebbe avere addirittura tra i 350 e 580 anni, e sarebbe quindi di almeno due secoli più antico rispetto a quello che si credeva. L'annuncio arriva dalla Fondazione Giacomo Ligabue a poche settimane dalla chiusura della mostra "Power and Prestige.
    Simboli del comando in Oceania", promossa insieme con il Museo du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi. Una scoperta, "di grande importanza" sottolinea il presidente Inti Ligabue, che apre "nuove prospettive nella considerazione di questi artefatti e nella conoscenza dei grandi navigatori del Pacifico". Richiesto dagli organizzatori per uno degli oggetti più particolari dell' esposizione, un Kinikini a pagaia insolitamente grande con i suoi 134 cm di lunghezza, il test a radiocarbonio è stato fatto in un laboratorio di ricerca di Mannheim, in Germania. Si tratta di un pezzo di particolare bellezza, conservato in una collezione privata, che si credeva di produzione ottocentesca anche se la patina scura di cui era ricoperto aveva fatto venire agli studiosi il dubbio che si trattasse in realtà di un oggetto ben più antico. Da qui l'idea di sottoporlo al radiocarbonio che non era mai stato fatto su questo genere di oggetti ritenuti da tutti di produzione recente. Il risultato è andato oltre le aspettative mostrando "con una probabilità del 95,4% che l'albero da cui è stato ottenuto il legno utilizzato per questo club è morto tra il 1491 e il 1638 d.C". Un dato relativo al materiale e non al manufatto, precisano dalla Fondazione Giacomo Ligabue, "che tuttavia indica che il bastone potrebbe avere, con assoluta probabilità, un'età compresa tra i 380 e i 530 anni circa", almeno due secoli più vecchio insomma di quello che si credeva. Diversi fattori del resto portavano a ritenere che questo bastone potesse essere davvero antico tanto da indurre la Fondazione a richiedere ai proprietari il consenso per l'analisi. Prima di tutto la sua patina superficiale "estremamente scura e liscia, non un'applicazione di vernice o colorante, ma un tipo di patina che richiede molti anni per svilupparsi"; quindi i disegni sulla lama e sull'impugnatura, che apparivano "insoliti e diversi dalle mazze di nota origine ottocentesca". Anche secondo il curatore della mostra Steven Hooper, ritenuto tra i massimi studiosi dell'arte oceanica, il tema aperto dalla nuova scoperta è davvero importante perché dimostra che la mazza deve essere considerata come un'antica reliquia di importanza rituale e non solo un'arma ottocentesca. : "i bastoni non erano solo armi.- spiega- Sappiamo dai resoconti scritti del diciannovesimo secolo che erano fissati all'interno dei tetti di paglia dei templi come offerte dedicate agli dei delle Fiji.
    Sappiamo anche che nei templi si tenevano accese le lampade a olio di noce di candela e che gli oggetti importanti venivano periodicamente oliati e lucidati durante i rituali". L'ipotesi più probabile ora per questo vecchio bastone del comando, fanno notare dalla fondazione Ligabue, "è che dopo un uso attivo in combattimento sia stato dedicato in un tempio e vi sia rimasto per molti anni prima di essere ceduto a un visitatore europeo, probabilmente dopo che i figiani si convertirono in gran numero al cristianesimo nel metà del diciannovesimo secolo, quando le reliquie religiose pagane venivano scartate". Finemente cesellati, a volte con intarsi d'osso di balena, piume o conchiglie, i bastoni del comando sono giunti in Europa nei secolo scorsi portati da naviganti, avventurieri, rappresentanti di re e regine, missionari, come oggetti di curiosità , di scambi "diplomatici", di studio, di collezionismo. Ma sono stati intesi soprattutto come strumenti dalla valenza cruenta e non come espressione di culture diverse. La mostra veneziana ne espone tanti e di ogni tipo, da quelli destinati ai capi o ai grandi guerrieri a quelli che ricordano le pagaie a indicare il rapporto con l'acqua, le navigazioni millenarie lungo rotte oceaniche ben prima dell'arrivo dei colonizzatori. Oggetti "che davano coraggio" spiega Ligabue, che servivano per affrontare le esplorazioni straordinarie nelle quali si lanciavano gli esponenti di queste comunità che non a caso gli antropologi ottocenteschi indicavano come i "vichinghi d'oriente". Molto di questa cultura è andato perduto. Eppure tanto ancora resta da scoprire, come dimostrano gli studi di queste settimane. (ANSA).
   

 RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie