Cedu, 'Polonia rimedi subito a mancanza indipendenza Csm'

Paese condannato di nuovo per effetti riforma giustizia

Redazione ANSA

STRASBURGO - "La Polonia deve agire rapidamente per risolvere il problema della mancanza d'indipendenza del Consiglio nazionale della magistratura", creato dalla riforma della giustizia del 2017. Lo afferma la Corte europea dei diritti umani che ha nuovamente condannato il Paese per gli effetti che la riforma ha avuto sul rispetto dei diritti dei magistrati.

Il caso su cui si è espressa questa volta la Cedu, che ha ricevuto 57 fascicoli contro la riforma della giustizia polacca, riguarda due giudici che si sono visti rifiutare il ricorso che hanno fatto contro la decisione di non accettare la loro richiesta di essere spostati in un'altra sede giudiziaria. A rifiutare il loro ricorso è stata la Camera per la revisione straordinaria e gli affari pubblici, una delle due entità create in seno alla Corte Suprema in seguito alla riforma della giustizia. Secondo i due magistrati, questa Camera non può essere considerata "un tribunale indipendente" perché i suoi membri sono tutti nominati attraverso una procedura che coinvolge il nuovo Csm, che a sua volta è composto di giudici nominati dal parlamento, invece che da loro pari.

La Cedu ha dato ragione ai due ricorrenti indicando anche che la Polonia dovrà risarcire loro 15 mila euro ciascuno per danni morali. Nella sentenza la Cedu afferma che la "nomina dei giudici è stata indebitamente influenzata dal potere legislativo ed esecutivo, e che questo costituisce un'irregolarità che ha compromesso la legittimità della Camera per la revisione straordinaria e gli affari pubblici e ha influito negativamente sul caso dei due giudici". Inoltre la Cedu critica duramente il presidente polacco affermando che ha agito "in flagrante violazione dello stato di diritto quando ha nominato i giudici della Camera per la revisione straordinaria e gli affari pubblici nonostante una sentenza della Corte Suprema Amministrativa che sospendeva tale possibilità".

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