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Libri: Giacomo Scotti, ho costruito ponti ma sono scomodo

Esce Disertori in Adriatico dello scrittore italo-croato

24 gennaio, 10:46
(ANSA) - TRIESTE - GIACOMO SCOTTI, DISERTORI IN ADRIATICO.

PAGINE SCONOSCIUTE DELLA GRANDE GUERRA (Hammerle Editori), pp.

329 - 18,00 euro). La beffa di Buccari non fu una incursione militare contro il naviglio austro-ungarico nella baia di Buccari (in croato Bakar), compiuta da una flottiglia della Regia Marina su MAS nella notte tra 10 e 11 febbraio 1918, durante la prima guerra mondiale, in cui i siluri italiani andarono a segno e ci fu una esplosione. Questo racconto, fatto da Gabriele D'Annunzio, testimone dell'impresa (un anno prima di occupare Fiume), nei volantini che lanciò per l'occasione sarebbe un 'fake', una bufala. Lo sostiene nel suo ultimo libro "Disertori in Adriatico" lo scrittore Giacomo Scotti, esperto della prima Guerra mondiale e profondo conoscitore dell'area: dei sei siluri sparati nessuno esplose, uno solo colpì una nave.

Non solo: nella riparata baia di Buccari non c'era nemmeno una nave militare austriaca, come aveva rilevato un ricognitore, ma solo vecchie carrette del mare in disarmo. Insomma, un insuccesso totale. Che il Poeta, però fece passare per una missione importante e riuscita.

E' uno dei tanti episodi del volume che si presenta come "pagine sconosciute della Grande Guerra", presentato alla Libreria Lovat di Trieste. L'infaticabile Scotti, nato a Saviano (Napoli) nel 1928, autore di oltre 130 libri tra saggi, romanzi e racconti, torna di nuovo a sorprendere, come ha sempre fatto.

"Cittadino italiano e croato, residente a Trieste ma soggiornante a Fiume" (Rijeka, Croazia), sposato con una donna croata ha svelato, in Italia, nel 1989 Goli otok, l'isola- lager dove tanti italiani andati in Jugoslavia per coronare l'ideale comunista morirono in condizioni terribili. Ma ha anche "fatto conoscere Quasimodo oltre confine, la poesia, la letteratura italiana in Macedonia, Slovenia, Serbia, Croazia". Tra l'altro, ha scritto tre libri sul Montenegro. Uno scambio continuo, che porta al di qua del confine antologie bosniache, macedoni. "Sul Montenegro ho scritto tre volumi; la letteratura macedone era considerata una poesia dialettale e non letteratura vera". Poi, dopo aver scritto dei "mali della guerra sono stato perseguitato in Croazia, ho subito un attentato... avevo raccontato i crimini dei serbi e dei croati...". Insomma, una vita rocambolesca in cui si è fatto nemici da un lato e dall'altro. "Ho costruito ponti ma sono stato uno zingaro ficcanaso. Sono stato un uomo scomodo", racconta oggi di se.

Scotti non ha avuto una infanzia facile. Un fratello fu fucilato dai tedeschi in ritirata, un altro affondò a bordo di un incrociatore nella battaglia di Capo Matapan, "era capo furiere o segretario personale dell'ammiraglio Cattaneo, non ha voluto abbandonare la nave" ed è colato a picco. Un terzo fratello nel luglio 1943, all'età di 40 anni, fu mandato in Sicilia da Mussolini, fu fatto prigioniero dagli americani e ucciso. "Erano tutti e tre sposati, i figli del fratello che morì a Capo Matapan tornarono a casa del nonno. Mio padre morì di dolore, eravamo una famiglia di orfani". Unico sopravvissuto di quattro fratelli, dunque, a 15 anni divenne mascotte degli alleati,"accompagnai il primo Battaglione della Raf a mano a mano che avanzava il fronte. A Napoli non tornai più". Risalendo la penisola Scotti arrivò in Jugoslavia nel 1947: "Seppi che si studiava gratis, allora partii con gli operai di Monfalcone e a Fiumi frequentai e finii il liceo. Finita, cominciai a lavorare come correttore di bozze. Poi, sapendo scrivere bene, divenni un cronista".

Quando fugge dai Balcani ripara nella sua Saviano, grazie anche alla diffusione della sua storia data dall'ANSA. "Quando dovetti fuggire Luigi Saporito dell'ANSA, era a Belgrado, raccontò la mia storia. Meno male: dovevo lavorare, avevo due figli piccolissimi". Tornato nel suo paese natale, a Saviano il sindaco gli chiese 'cosa ti piacerebbe fare?' "Allora costituii una biblioteca, fondai un Circolo culturale polivalente, chiamai la Mondadori perché mandassero un po' di libri, alla fine avevamo una biblioteca di tremila libri". Ma il richiamo è forte e cinque anni dopo, quando scoppia la guerra nei Balcani si impegna per portare soccorsi. Abbandona Saviano e torna a Nord Est, fonda 'Arcobaleno', una associazione che si occupa di portare aiuti, che opera insieme con altre organizzazioni.

"L'Italia è un Paese generoso. Ogni mese arrivavano oltre confine 40 mila tonnellate di aiuti tra una quarantina di varie associazioni pacifiste italiane come Beati costruttori di pace e Time for peace Genova, sacerdoti, David Maria Turoldo, Rifondazione comunista. Fino a quando Franjo Tudjman (primo presidente della Croazia indipendente negli anni 1990, ndr) dichiarò che i pacifisti erano i suoi nemici, ci definì la quinta colonna. Allora chiudemmo e feci la guida italiana in Bosnia". E da allora: "Ho ripreso la residenza in Italia, da Saviano a Trieste". (ANSA).

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