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Covid: dopo 2 anni a Nembro e Alzano si vuole ripartire

Sindaci, guardiamo avanti. Attesa chiusura inchiesta pm Bergamo

di Francesca Brunati MILANO

A due anni di distanza dall'inizio della pandemia a Nembro e ad Alzano Lombardo, i due comuni che con Bergamo sono stati tra i più colpiti dal Covid in Italia, il dolore per i numerosi morti sta lasciando il posto alla voglia di ripartire. Anche se mai verrà cancellata la memoria di quella tragedia testimoniata dalle immagini delle lunghe file di camion dell'esercito con sopra migliaia di bare, si guarda al futuro facendo tesoro di quel che ha insegnato il passato e tenendo presente che la parola d'ordine è 'ricostruzione'.

E' questo lo spirito con cui i due paesi passati alla ribalta delle cronache assieme all'intera Val Seriana, si preparano ad affrontare un periodo delimitato da due date: il 20 febbraio è il giorno in cui a Codogno, nel lodigiano, venne diagnosticato il primo caso di Coronavirus in Europa, quello del Paziente 1, e il 18 marzo è la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'epidemia

Ad Alzano Lombardo, come racconta il sindaco Camillo Bertocchi, "non dimentichiamo quanto è accaduto. Il dolore è ancora forte ma c'è anche una grandissima voglia di reagire. Abbiamo una sorta di libro dei sogni, uno dei quali è quasi realtà". Infatti l'ospedale della cittadina, al centro di uno dei capitoli dell'inchiesta sulla gestione del Covid che la procura di Bergamo si appresta a chiudere, diventerà un polo dedicato alla mamma e al bambino. L'attuale struttura verrà chiusa gradualmente per essere poi svuotata e demolita. In contemporanea verrà costruito e aperto un nuovo edificio che ospiterà tutte le specialità per i bimbi e le donne di ogni età: dalla pediatria al punto nascita, dalla neuropsichiatria infantile alla ginecologia fino alla geriatria. "Una parte dei finanziamenti sono già arrivati - prosegue Bertocchi - e mi aspetto che in un anno vengano almeno approvati i progetti". Ma nel libro dei sogni c'è anche la nascita, nel vicino monastero, di un distaccamento della facoltà di medicina e, in un ex cementificio, di un istituto tecnico superiore per 1500 studenti. Per questo ha appena incontrato uno dei sottosegretari all'istruzione che è venuto di persona al Alzano. "Bisogna però trovare la via - conclude - per accedere ai fondi del Pnrr".

Di rinascita parla anche il sindaco di Nembro, Claudio Cancelli: "Il messaggio che deve passare è guardare avanti", spiega alla luce del fatto che "il sistema produttivo della Val Seriana è ripreso alla grande" e le aziende, soprattutto quelle che hanno molte commesse dall'estero, stanno cercando personale specializzato. Un segnale, questo, "di una ripartenza che non è un ricostruire come prima" ma è "avere consapevolezza della forza e delle energie che abbiamo messo in campo e che ci devono sostenere per le sfide future". Cancelli il mese prossimo, il 18 marzo, in occasione della giornata dedicata alle vittime del Covid, inaugurerà il bosco della memoria: un'area con centro cipressi e, al centro, una superficie a specchio per riflettere il cielo, una panca di pietra grezza dove sedersi a meditare e vialetti con lastre con incisi i nomi dei suoi concittadini che tra il 23 febbraio e il 30 aprile di due anni fa sono morti. "Persone che ci hanno lasciato qualcosa e che quindi vanno ricordate nella bellezza della loro vita". 

Anche le inchieste giudiziarie nate attorno alla pandemia stanno per arrivare a un punto fermo e non è escluso un colpo di scena. I pm bergamaschi stanno per tirare le somme dell'indagine in cui ad alcuni tecnici di Regione Lombardia e di Ats è contestato il reato di epidemia colposa. Indagine che riguarda, oltre al presidio ospedaliero di Alzano, anche la mancata istituzione di una zona rossa nella Bergamasca - dove, come ha confermato la consulenza del microbiologo Andrea Crisanti -, il virus circolava già da tempo, fino ad allargarsi al mancato aggiornamento del piano pandemico e alla mancata applicazione su tutto il territorio nazionale di quello esistente. Capitoli questi ultimi che hanno comportato, non solo l'iscrizione per false informazioni ai pm dell'ex numero due dell'Oms Ranieri Guerra, ma una trasferta dei magistrati a Roma per sentire come testimoni l'ex premier Giuseppe Conte, i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese e gli esperti del Cts e dell'ufficio di Prevenzione del ministero della Salute.

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