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Ferroni, bisogna tornare a leggere Dante

21 marzo la sua 'Domenica con' su Rai Storia tutta su Alighieri

(ANSA) - ROMA, 19 MAR - I ritratti di Dante, il mistero del suo aspetto fisico. La fortuna dei personaggi della Divina Commedia a partire a Francesca da Rimini e l'interesse della cultura pop per il Sommo poeta, andando a rispolverare 'Un zebra a pois' di Mina' e Pia dei Tolomei nell'opera rock di Gianna Nannini 'Pia come la canto io'.
    Giulio Ferroni, tra i massimi dantisti - autore tra l'altro de "L' Italia di Dante' (La nave di Teseo), un 'Viaggio nel Paese della 'Commedia' - ha disegnato il palinsesto, tutto dedicato a Dante, di "Domenica con'', il programma di Enrico Salvatori e Giovanni Paolo Fontana, in onda il 21 marzo dalle 14 alle 24 su Rai Storia (canale 54), facendoci entrare nel mondo dantesco da diversi punti di vista.
    "Una cosa a cui tengo particolarmente è la vocalità, la forza della parola dantesca che se messa in voce rivela tutta la sua espressività" dice all'ANSA Ferroni che è docente di Letteratura Italiana alla Sapienza di Roma.
    E se la voce è quella di Carmelo Bene di cui verrà proposto un frammento tratto da 'Lectura Dantis' o è quella di Gassman "che aveva fatto tutto Dante", ricorda Ferroni, di cui saranno proposti due canti per ogni cantica, l'importanza delle letture dantesche mostra tutta la sua potenza.
    Ferroni, - che per il Dantedì del 25 marzo e a 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, interverrà a tanti appuntamenti in tv e in streaming, tra cui uno con Carlo Ossola, presidente del Comitato per le celebrazioni, e sarà prezioso consulente de 'La Divina Commedia a misura di social', l'iniziativa lanciata dal progetto culturale 'La Setta dei Poeti estinti', che prende il via il 20 marzo, con il patrocinio della Società Dante Alighieri - nella sua 'Domenica con' ha voluto "toccare non tanto tutti i momenti della vita di Dante quanto i misteri che ci sono sulla sua persona". "In realtà - spiega - non sappiamo nulla di com'era, di come parlava Dante, quale era il suo volto. Non abbiamo nemmeno un suo manoscritto autografo".
    Tra i film proposti dal programma, in prima serata c'è 'Il nome della rosa' di Jean-Jacques Annaud. "Rispolveriamo anche 'Paolo e Francesca' di Raffaello Matarazzo , un film del 1949, uscito nel 1950. E' un drammone sentimentale, che risente del modello degli anni del fascismo, dei film storici. Comunque un documento interessante della fortuna di Dante. C'è un'attrice francese che credo adesso sia dimenticata, Odile Versois che interpreta Francesca e Armando Francioli che fa Paolo. Nella parte finale del palinsesto avrei voluto il meraviglioso 'Lancillotto e Ginevra' di Robert Bresson, ma c'era un problema di diritti. E così ci sarà un film famoso, medievale, molto bello 'Il nome della rosa' con Sean Connery che non riguarda direttamente Dante però dove c'è un personaggio che viene nominato nella Divina Commedia, Umbertino da Casale, che era uno dei francescani rigoristi. Poi c'è la biblioteca" racconta.
    Si compie anche un viaggio nel Paradiso, Inferno e Purgatorio con un montaggio di canzoni, da De Andrè a Venditti, da Mina allo Zecchino d'Oro. "Rispolveriamo 'Una zebra a pois' di Mina che a un certo punto dice: 'Dante si ispirò a Beatrice, chi sarà la nostra ispiratrice: una zebra a pois". Per Ferroni "sarebbe stato bello fare anche un viaggio dantesco nei luoghi, ma di questi tempi figuriamoci!". Vengono toccati invece alcuni punti sul fascino delle opere dantesche e sull'uso che ne è stato fatto nel mondo contemporaneo. "C'è una figuratività dantesca che ha attraversato tutti i tempi. A parte le immagini più antiche dei manoscritti e le forme d'arte a partire da fine settecento, c'è un repertorio sterminato" racconta il critico letterario.
    "E' stata una bella idea mettere in evidenza Dante in questo modo con il Dantedì. Poi collegato al 700/mo anniversario della morte del poeta diventa un evento. Si fanno tantissime cose però c'è il rischio che siano veramente troppe e che più che sulla lettura della Commedia l'attenzione sia portata sugli aspetti che più incuriosiscono la contemporaneità. Tutte cose giustissime,però speriamo se ne tragga spunto per tornare di più a leggere Dante, negli ultimi decenni si è ridotta molto la lettura delle opere dantesche. Non si tratta di studiare i commenti parola per parola, ma di capire il senso dell'esperienza dantesca attraverso la forza della parola del poeta. Se le celebrazioni serviranno a questo, soprattutto in un momento difficile come quello che stiamo attraversando, sarà una cosa ben guadagnata. Bisogna tornare al valore della lettura, al confronto con l'espressività della parola, con le esperienze della vita, dei valori che contano che un poeta come Dante, anche in una prospettiva storicamente lontanissima dalla sua, ci trasmette ancora" sottolinea Ferroni. (ANSA).
   

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