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Nilde Iotti, quel giorno mi batteva forte il cuore

Un estratto dalla biografia nel libro 'Le madri della Costituzione' di Eliana Di Caro

Per gentile concessione Il Sole 24 Ore un estratto dalla biografia di Nilde Iotti in ''Le madri della Costituzione'' di Eliana Di Caro.
    «Quando nel gruppo dei miei compagni entro nella sala ormai quasi gremita dii batte forte (…) per il pensiero sempre presente che oggi, in questa sala, nasce ufficialmente la nuova Italia Repubblicana»: così scrive su "Noi donne" Nilde Iotti ricordando il 25 giugno 1946, il giorno in cui i 556 deputati si insediano in Parlamento e aprono i lavori della Costituente. Meno di un mese dopo, il 19 luglio, la reggiana è indicata tra i 75, e nella Prima Sottocommissione - la stessa in cui siedono, fra gli altri, Togliatti e Giuseppe Dossetti, Piero Calamandrei e Aldo Moro, Concetto Marchesi e Giorgio La Pira - le viene affidato il tema della famiglia: è relatrice insieme al democristiano Camillo Corsanego, avvocato ed esperto di diritto ecclesiastico.
    In questa Sottocommissione si discutono ed elaborano le leggi che riguardano i ruoli, il lavoro, i diritti all'interno della famiglia. Come prevedibile, i due stendono relazioni che partono da concezioni diverse, ma alla fine si riesce ad arrivare a una sintesi che risponde alla necessità di una visione più moderna dell'idea di famiglia, in cui la donna sia liberata dalla condizione di arretratezza e subalternità imposta dal fascismo. Quella sintesi che sarà la base per la riforma del diritto di famiglia del 1975, cui lavorerà Nilde Iotti in Parlamento.
    Alcuni princìpi cardine sanciti nella Carta segnano un punto di non ritorno: l'eguaglianza morale e giuri- dica dei coniugi (articolo 29), importante specificazione e rafforzamento del principio più generale di parità espresso dall'articolo 3; il dovere e diritto dei genitori di educare e istruire anche i figli nati fuori dal matrimonio, cui va assicurata tutela giuridica e sociale (articolo 30); la protezione della maternità (articolo 31), questione trattata più estesamente nella Terza Sottocommissione dedicata al campo economico e sociale, così come il salario da garantire alle casalinghe.
    Un cenno merita anche il dibattito sull'"indissolubilità" del matrimonio: i democristiani ne perorano l'inserimento nel testo, Nilde Iotti non concorda ma non alza le barricate, in linea con la preoccupazione del proprio partito di apparire incline al divorzio e dunque, secondo la sensibilità dei tempi, allo sfascio della famiglia.
    Il testo finale però, a seguito di un colpo di scena (si veda il capitolo dedicato a Teresa Noce, a pagina 54) non parlerà di indissolubilità. È un primo segnale di quanto si agita nella società, l'inizio del lungo cammino che porterà alla legge sul divorzio nel 1970. Quello che Nilde Iotti ha sempre sottolineato, a più riprese nel corso della sua vita, è la capacità delle Costituenti di superare le divisioni e i colori politici e battersi con una voce sola. Lo ribadisce una volta di più in un convegno organizzato dall'Associazione ex parlamentari nel 1988, cui partecipano diverse compagne che avevano condiviso quel pezzo di strada: «Quando sorgeva un problema che riguardava le donne, anche senza esserci messe d'accordo prima, sapevamo trovare immediatamente e istintivamente, userei questa parola, le forme dell'unità (…) il risultato è stato quello di avere una Costituzione che, sotto il profilo dei diritti delle donne, e per quei tempi, era molto avanzata».
    Parallelamente all'impegno profuso nei lavori dell'Assemblea, nasce - ricambiato - il sentimento per il segretario del Pci, 27 anni più di lei. Un sentimento impetuoso, tanto inarrestabile quanto causa di ferite e sacrifici (Togliatti era sposato con Rita Montagnana, comunista eletta anche lei alla Costituente, e padre di Aldo). Le lettere che i due innamorati si scambiano lo testimoniano meglio di qualunque descrizione. «Con tanta freschezza e impeto entrava il tuo sorriso nella mia vita che sembrava tutto rimuovere... come una striscia di sole in una stanza buia», scrive lui all'inizio di agosto del 1946. E lei, il 23 dello stesso mese: «Per la prima volta io non sono stata più sola e ho sentito cadere le sbarre della mia prigione come per un incanto...».
    Cominciano presto, però, anche le chiacchiere e il "processo" per una situazione che crea imbarazzi, cui tuttavia Nilde Iotti resiste con forza: «Mi sento di lottare con le unghie e con i denti per difendere un sentimento che è mio e solo mio» (4 novembre 1946), mentre lui, solo in apparenza, si mostra più indifferente al giudizio degli altri.
    Per vivere la loro storia salvaguardando i propri ruoli, e frenare i veleni nel Pci e nel mondo politico, si trasferiscono a Botteghe Oscure, in due stanze sopra la sede del partito. Un'esistenza il più possibile al riparo dai pettegolezzi in un tempo in cui non si parlava di divorzio, ma la cui sostanza è chiara a tutti. Nell'aprile 1950 completa la loro unione l'arrivo da Nonantola, in provincia di Modena, della piccola Marisa Malagoli: il fratello Arturo, operaio, primogenito di sei figli di una famiglia povera, era stato ucciso dalla polizia a 21 anni con altri cinque compagni negli scontri seguiti a uno sciopero generale il 9 gennaio 1950. I Malagoli compiono una scelta dolorosa per garantire un futuro alla loro bambina e l'affidano alla coppia. Per Marisa, saranno zio Palmiro e zia Nilde; per loro la figlia che non si sono potuti permettere. (ANSA).
   

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