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Valerio Principessa, La casa del tè

Romanzo d'esordio che celebra l'amore per le parole

VALERIO PRINCIPESSA, LA CASA DEL TE' (Feltrinelli, pp.288, 16 euro)

Un ragazzo solo, che colleziona i vocaboli più solitari di tutti i dizionari. Una signora giapponese che, fra un sorso di tè e uno di sakè, accoglie gli ultimi e ripara le ferite. E' un esordio emozionante, che celebra l'amore per le parole, quello di Valerio Principessa, autore di "La casa del tè", edito da Feltrinelli.
    Al centro del romanzo c'è il giovane Gabriel, che ha una passione per tutte quelle parole che è impossibile tradurre in altre lingue - come la giapponese wabi-sabi, che esprime l'autenticità dell'imperfezione, o come iktsuarpok, con cui gli Inuit dell'Artico intendono l'irrequietezza di quando si aspetta qualcuno oltre l'orizzonte, il desiderio di un contatto. Quando muore l'anziana Berta con cui viveva, Gabriel non ha più nessuno al mondo e viene accolto nella casa affidataria della signora Michiko, nel quartiere Monti a Roma.
    Smarrito e senza più certezze, il ragazzo imparerà a superare la diffidenza e formare una famiglia insieme agli altri giovani che vivono nella casa: fondamentale per ognuno di loro sarà la presenza (ma anche l'assenza) amorevole, discreta e paziente di Michiko, donna capace di seguire i suoi ospiti con parole e gesti piccoli che restituiscono la grandezza dell'universo. 
   

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