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ANSA/ Libro del giorno: in 21 racconti il mondo di I.B.Singer

La meraviglia del raccontare da 'L'amico di Kafka' a 'L'enigma'

(di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 07 LUG - ISAAC BASHEVIS SINGER, ''UN AMICO DI KAFKA'' (ADELPHI, pp. 338 - 22,00 euro - Traduzione di Katia Bagnoli). Tutta la narrativa di Isaac Bashevis Singer è profondamente legata alla sua vita e al suo mondo, da quello lasciato in Europa, il quotidiano, l'Yddish e la nostalgia e la difficoltà di vivere in Polonia, a quello trovato e vissuto in America, raccontando esistenze dissipate per liberarsi del peso del passato e delle persecuzioni razziali. Così in questa bella raccolta di suoi racconti da lui stesso tradotti in inglese, pubblicata la prima volta a New York nel 1970, ne ritroviamo la maestria del racconto e della scrittura proprio in due brani che sembrano particolarmente autobiografici, quello splendido che dà il titolo al volume e soprattutto ''Il figlio'', sull'incontro, dopo quasi 50 anni, con Israel Zamir, il figlio rimasto in Polonia con la madre, con la quale poi raggiunse avventurosamente Israele, dove si stabilirono.
    Naturalmente anche tutto il resto è vita vissuta, osservata con la lente dello scrittore affascinato dalle debolezze di un'umanità che ben conosce e indaga, cogliendone debolezze e difetti per esaltarne verità e dedicando una particolare attenziona quella cartina di tornasole che è il sesso, con spesso gli uomini quasi vittime della vitalità e seduzione femminile. E in questo senso si legga ''L'enigma'' col povero, devoto Oyzer-Dovidl in perenne lotta con le tentazioni e fantasie che gli suscita la sensuale moglie Nechele, poco attenta ai rituali, e col mondo non ebraico fuori della porta, a cominciare dal norcino coi suoi quarti di maiale esibiti anche alla vigilia dello Yom Kippur, che ''i Goyim non sanno nemmeno quando è''. C'è da preparare l'ultima cena prima del digiuno e l'accensione delle candele e Nechele si occupa di vestiti e di sé e al marito sembra indemoniata, così, quando scoprirà che è fuggita con un altro, rifletterà che ''dopo quelle cattive notizie la via della santità si stendeva dritta davanti a lui''.
    E poi c'è Manya de ''I poteri'' che conosce ricette afrodisiache ed è libera come una zingara, superstiziosa e ''a suo modo molto raffinata, specialmente nel sesso'', che irrompe nella vita di un aspirante artista io narrante, che dice di avere anche delle premonizioni.
    ''Un amico di Kafka'' appartiene alle pagine migliori di Singer, con quella sua scrittura incalzante, diretta, sempre in bilico tra comprensione umana e un filo di ironia, sapiente nelle notazioni di sfuggita e nel cogliere psicologie e caratteri, in cui si riverbera tutto un mondo che alla fine conosciamo come lo avessimo vissuto. Tra un campionario di varietà umane colte nell'essenza con poche parole, protagonista è il vecchio e malandato ex attore di teatro yiddish Jacques Kohn, che vestiva ancora come un dandy, ma con abiti logori e viveva in una soffitta gelida, il quale aveva conosciuto Kafka nel 1911, quando nessuno sapeva ancora chi fosse. E lo racconta per l'ennesima volta all'io narrante, giovane scrittore, che ogni volta che lo incontra gli dona una moneta, ricordando come una volta portò il timido scrittore a Praga in un bordello, da cui questi fuggì tremante. Kafka, dice, era convinto che esistessero parole magiche capaci di trasformare un pugno di argilla in un essere vivente, il Golem, e assieme aveva la capacità di vedere chiaramente tutti i difetti della scrittura sua e altrui. Il povero Kohn si sente oramai senza più speranza, ma continua a giocare la sua ''partita a scacchi col destino.
    Lui fa una mossa, noi ne facciamo un'altra. Lui cerca di darci scacco in tre mosse, noi cerchiamo di impedirglielo. Sappiamo che non potremo vincere, eppure qualcosa ci spinge a dargli battaglia'' e la vita così gli concederà ancora una mossa vincente.
    Tante le storie coinvolgenti, da ''La scommessa'', con la miseria, le avventure, le paure, le fughe di Avram Wolf tra fantasmi e persone reali, a ''L'elegantona'', la zitella Edele schiva (sino alla morte) di stoffe e trine, della moda e degli abiti, o tra gli ''Ospiti di una sera d'inverno'' zia Itte Fruma che si insedia a sorpresa nella famiglia del fratello sconvolgendola con le sue attenzioni, invenzioni, doni e fantasie.
    In tutto questo ''Qualcosa c'è'', come si intitola l'ultimo racconto, ed è la religione che permea la vita e la presenza invisibile di un Dio misericordioso, anche se non sempre benevolo. (ANSA).
   

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