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Reid/Lovejoy, Sempre verdi, per un'etica della Terra

Perché proteggere le grandi foreste significa salvare il mondo

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 17 OTT - JOHN REID/THOMAS LOVEJOY, SEMPRE VERDI. SALVARE LE GRANDI FORESTE PER SALVARE IL PIANETA (Einaudi, pp.300, 30 euro). Scampoli di paradiso, quelli in cui chi crede vede la mano di Dio, e chi non crede può celebrare la magnificenza di Madre Natura, esistono davvero: sono le più grandi foreste del mondo, 5 in tutto (l'Amazzonia, le megaforeste di Congo e Nuova Guinea, la Taiga russa e la foresta boreale nordamericana). Purtroppo da anni le stiamo distruggendo; forse lo sappiamo, o forse non ci facciamo neppure caso o magari lo riteniamo un problema marginale, ma si tratta di un patrimonio inestimabile, che dentro di sé contiene la sopravvivenza stessa del Pianeta: queste gigantesche aree boschive infatti costituiscono ecosistemi ricchissimi da ogni punto di vista (anche antropologico, vi si parla un quarto delle 7mila lingue viventi del Pianeta), in grado di assorbire e neutralizzare le temibili emissioni di anidride carbonica. È la premessa di "SEMPRE VERDI", il bel saggio dai toni appassionati scritto a quattro mani da John Reid e Thomas Lovejoy, pubblicato da Einaudi. "I frammentatori di foreste del passato erano ignari di una cognizione che noi oggi abbiamo: non può andare avanti così. La salute del pianeta e dell'economia è incompatibile con un'ulteriore liquidazione delle foreste", spiegano gli autori.
    Il volume, ricchissimo di dati e informazioni, è in realtà un vero e proprio racconto sul campo, realizzato visitando direttamente le foreste e parlando con gli indigeni che vi abitano e con esperti di varie discipline. L'obiettivo non è soltanto far comprendere la ricchezza incredibile di questi luoghi, ma spiegare al pubblico quanto convenga, anche economicamente, salvarle dalla morte certa. Di certo è affascinante pensare quanto nelle grandi foreste la vita brulichi e sia in continuo fermento: addirittura in questi territori boschivi continuano a essere scoperte specie nuove, forme di vita sconosciute alla scienza, che convivono con una grande varietà di popolazioni umane. Ma non è solo questo: il problema centrale è il carbonio, o meglio il ruolo che le foreste hanno nel suo smaltimento. "Preservare grandi quantità di carbonio nelle foreste intatte costa poco, perché sono terre remote e il processo è semplice", spiegano ancora, "Trattenere il carbonio nelle foreste tropicali costa un quinto rispetto alle spese per la riduzione delle emissioni del settore energetico e industriale statunitense o europeo. Ed è almeno sette volte più conveniente che far ricrescere le foreste dopo averle abbattute. Sorprende che questa opportunità sia tuttora sottovalutata e passi sotto silenzio in quasi tutti i piani climatici nazionali". Gli autori con un linguaggio semplice raccontano storie e aneddoti e spiegano dati, senza dimenticare di bilanciare il dato più "emozionale" con quello più razionale.
    Tante le proposte che a più livelli vengono presentate affinché le foreste abbiano la chance di rimanere 'intatte': non si tratta di rinunciare al carbone o passare alle auto elettriche, c'è molto di più da fare, a ogni livello, dal comportamento delle persone a quello degli Stati. Proprio da questi ultimi ci si aspetta una assunzione di responsabilità con una serie di azioni da fare, dalla possibilità di dare il controllo di queste zone boschive ai popoli indigeni, che non solo conoscono le foreste come nessuno ma sentono ancora forte il legame e i loro obblighi nei confronti delle varie forme di vita non umana, alla necessità che le singole Nazioni aumentino la percentuale di terre protette, per limitare il disboscamento e l'edilizia stradale. Se si vuole contrastare il riscaldamento del pianeta le megaforeste sono fondamentali: ecco perché serve un'etica della Terra condivisa, "un'economia che supporti la natura invece di cancellarla". (ANSA).
   

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