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Ennio Flaiano quel marziano da Pescara

Renato Minore e Francesca Pansa ne raccontano vita e creatività

RENATO MINORE E FRANCESCA PANSA, 'ENNIO L'ALIENO. I giorni di Flaiano' (Mondadori, pag. 220, Euro 18,50) - La scrittura è il primo ingrediente di questo bello e originale volume che Renato Minore e Francesca Pansa dedicano alla complessità della figura di Ennio Flaiano. Una scrittura elegante, poetica, a tratti arcaica nella sua atemporalità per rendere in modo esatto quella dose di valore classico che senza dubbio ha l'opera di questo scrittore, moderno come pochi nell'essere multiforme e nello smarrire la sua identità di scrittore in mille rivoli.
    Un ragazzo che non riesce a laurearsi in architettura e che usa le parole per vivere anche attanagliato da una situazione familiare dolorosa che lo porta forse ad evadere ma sicuramente ad avere necessità economiche importanti. Scrive per soldi, prima con il giornalismo declinato su mille testate con mille nomi diversi in un epoca fascista in cui galleggia, poi per il cinema dove vorrebbe creare arte - fino all'estremo tentativo andato in fumo di firmare una sua regia - ma non ci riesce fino in fondo e allora preferisce fare cose in cui non si riconosce per niente. Anche se lascerà senza dubbio il segno nella storia del grande schermo in Italia.
    Scrive per amore della scrittura, migliaia di fogli, appunti, diari, lettere, che vanno ad alimentare due fondi, uno a Lugano l'altro a Bologna. Pagine in cui i due autori sono affogati per poi riemergere per portare a galla l'essenzo del racconto di un uomo. Flaiano scrive su commissione quasi sempre, persino il suo unico romanzo, Tempo di uccidere, lo scrive su commissione di un (per fortuna) super insistente Longanesi che lo insegue fino a costringerlo a buttare giù in tutta fretta in tre mesi un vero e proprio capolavoro che entra anche nella storia vincendo la prima edizione del premio Strega. Un miracolo vero perché Flaiano è scrittore fuori da tutti i canoni, come erano i suoi colleghi de Il Mondo di Pannunzio da cui era partito e da cui per altro prenderà a sua volta le distanze, anomali in una realtà editoriale che giudica il suo libro troppo di destra perché racconta della guerra d'Etiopia, pagina da dimenticare in un momento, come quel 1947 completamente rapito dal realismo post bellico.
    Un personaggio di grande originalità dunque che Minore e Pansa raccontano in tutte le sue sfaccettature, riassunte anche nei confronto con personaggi come Gabriele D'Annunzio, che segnò a distanza la sua infanzia pescarese. Gli amici della dolce vita romana. Federico Fellini e il suo egoismo mai appagato. E soprattutto la moglie Rosetta, geniale matematica coprotagonista di questa storia, segnata dalla malattia della figlia Lè-Lè, un dolore che trascinerà le loro vite in un gorgo di umanità inespressa. (ANSA).
   

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